Milano, 25 febbraio 2016 - FINALMENTE, fantastico, benissimo, era l’ora, la moda stavolta viene presa davvero sul serio. Queste le frasi che si sono rincorse ieri nella Sala delle Cariatidi, intorno ai tavoli d’onore con il gotha del fashion riunito per l’incontro a pranzo col premier Matteo Renzi, che per la prima volta è venuto in città per inaugurare ufficialmente Milano Moda Donna, cominciata ieri alla grande con la sfilata di Gucci, di Roberto Cavalli, di Alberta Ferretti, di Francesco Scognamiglio e di Fay solo per citarne alcune. Una giornata da ricordare, un momento prezioso per la nostra manifattura, per Milano e la tutela di tanti posti di lavoro. In un décor di alberelli verdi e composizioni di arancini intorno alle tavole imbandite è andata in scena una celebrazione dell’eccellenza italiana come non se ne vedevano da un pezzo. Renzi seduto in mezzo a Franca Sozzani, direttore di Vogue Italia, e Anna Wintour, direttore di Vogue America, quest’ultima per una volta almeno senza gli occhialoni scuri e perfino sorridente. Davanti al premier una simpatica Donatella Versace che prima dei paccheri si è alzata in piedi per ringraziare Renzi, a nome di tutto il mondo della moda, per questa sua venuta a Milano ieri. Applausi, e tanti, per Giorgio Armani citato nel discorso del premier come esempio di quella tenacia «che ti fa lavorare sempre come il primo giorno». Confessione del sindaco Pisapia che dice di aver capito grazie agli anni del mandato cosa significa la moda e il sistema che le ruota intorno, e questa sincerità è da apprezzare. Grazie a Renzi anche da parte di Carlo Capasa, presidente di Camera Moda che ha citato l’impegno del Governo e la grandezza di Milano, evocando il gran lavoro svolto da Carlo Calenda, finora sottosegretario con deleghe al settore e ora nominato ambasciatore a Bruxelles: e anche qui applausi. Incisivo e incalzante come sempre il premier che ha ricordato ai milanesi presenti e ai tanti ospiti internazionali come Francois Henri Pinault, presidente del gruppo Kering, come già da sindaco di Firenze avesse avuto cura di conoscere la storia della moda con la Sala Bianca e ora da premier riconosca come il fashion italiano sia il motore dello sviluppo e della cultura del futuro. Tutti presenti e attovagliati e soddisfatti di questa sacrosanta attenzione alla moda milanese, da Diego e Andrea Della Valle a Brunello Cucinelli, da Patrizio Bertelli a Toni ed Ermanno Scervino, da Ferruccio Ferragamo con l’ad della maison Michele Norsa, e poi ancora Gaetano Marzotto, Andrea Morante, Luigi Maramotti, Giambattista Valli, Gildo Zegna, Marco Bizzarri, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli sono per citarne alcuni. Renzi ha ricordato nel suo breve discorso anche un pilastro del made in Italy come Beppe Modenese, suo primo maestro alcuni anni fa. «Mi piace l’impegno di Renzi per la moda, non è una cosa social ma è un impegno vero», dice Stefano Tonchi direttore di “W” – una delle riviste americane più imporanti – Ora Agnese Renzi dovrebbe fare come Michelle Obama e vestire con gli abiti dei nostri stilisti».