ANNAMARIA LAZZARI
Economia

Milano, affitti alle stelle anche per bar e ristoranti: la mappa delle zone “insostenibili”

Prezzi esplosi in piazza Liberty e a Porta Nuova. L’esperto: "Ma a pesare sui conti sono soprattutto i rincari di energia e materie prime"

Canoni di locazione alle stelle per i ristoranti di Milano

Canoni di locazione alle stelle per i ristoranti di Milano

Milano – Affitti alle stelle per bar e ristoranti all’ombra del Duomo e dei grattacieli di Porta Nuova. La crescita del settore food&beverage, nella fase post-pandemia, sta contribuendo a ridefinire non solo la geografia urbana, con nuove insegne, ma anche ad alzare il valore degli immobili sull’onda di una domanda che non si arresta. Per la serie: "È il mercato, bellezza".

Fra i dati forniti da Engel & Völkers Commercial, che ha analizzato i canoni di 25 distretti milanesi del Food & Beverage nel 2023, salta all’occhio il valore delle locazioni in piazza Liberty, vicino a corso Vittorio Emanuele. Qui l’affitto per un pubblico esercizio costa fra 1.200 euro e 2.900 al metro quadrato all’anno. In pratica un ristorante da 100 metri quadri può arrivare a sborsare fino a 290mila euro per 12 mesi di locazione. Canoni sostenuti anche in Duomo, fra 1.100 e 2.100 al metro quadro all’anno.  

"Le zone centrali e consolidate sono sempre super-gettonate per il food. Il distretto Liberty in particolare ha conosciuto un rialzo clamoroso dall’apertura dello scenografico Apple Store", afferma Gianluca Sinisi, Licence Partner di Engel & Völkers Commercial Milano e Lombardia. 

Altra zona ghiotta per il settore è Porta Nuova (con affitti fra 650 e 2.200 euro al metro quadro all’anno), soprattutto piazza Gae Aulenti e corso Como, ed è in ascesa l’Isola, in primis le vie Borsieri e Porro Lambertenghi, con canoni comunque sostenuti ma più contenuti (fra 600 e 850 euro al metro quadrato) rispetto agli inossidabili Navigli (fra 700 e 950 al metro quadro), che confermano il loro appeal commerciale.

Secondo l’esperto del settore immobiliare "i canoni in generale sono aumentati per l’indicizzazione Istat ma non in maniera indiscriminata. Nel caso invece di contratto in scadenza sono prevalse leggi di mercato. Possiamo dire che il mercato sia troppo “tirato“? In alcuni casi probabilmente sì: ci sono alcune location dove si stanno raggiungendo livelli insostenibili. Ma questo non vale solo per il retail ma anche per il residenziale a Milano. Dietro i conti economici in sofferenza fra i pubblici esercizi però – precisa Sinisi – c’è soprattutto l’aumento spropositato dei costi energetici e delle materie prime. Il cosiddetto effort rate (il rapporto fra affitto e spese di gestione sul fatturato, ndr) è salito di alcuni punti percentuali proprio per la riduzione del margine". 

Il capoluogo lombardo rimane ad ogni modo la piazza strategica per lo sviluppo del mercato Food & Beverage e anticipatrice di tendenze e format su scala nazionale. "Nella fase post Covid, il settore del food si è dimostrato fra i più dinamici. Gli operatori più forti e solidi hanno sfruttato l’occasione per occupare posizioni che prima sarebbe stato impensabile trovare libere sul mercato, ampliando la loro rete. In particolare, i brand della ristorazione a catena sono cresciuti molto, attraendo anche capitali". Fra i distretti emergenti, dagli affitti più “a buon mercato“ anche ad operatori con un singolo punto vendita, si segnala NoLo, con canoni compresi fra 200 e 350 al metro quadro all’anno.

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