Simone Leonardi, "erede" di Manuel Frattini
Simone Leonardi, "erede" di Manuel Frattini

Milano, 28 dicembre 2019 - Basteranno il mascara e i lustrini del musical più glitterato in circolazione a sgombrare la mente del cast di “Priscilla”? E riuscirà il suo nuovo protagonista, Simone Leonardi, a sgombrare la mente dal ricordo di Manuel Frattini e di tutto quel che ha dato al personaggio di Bernadette nell’ultima stagione? Leonardi non è un sostituto “tout-court”, imbarcato per tamponare il vuoto, anzi la voragine, lasciata dallo sconvolgente addio di Manuel, strappato prematuramente alla vita e ai fan lo scorso ottobre, ma quello che ha portato il personaggio di Bernadette al pubblico italiano nella prima edizione del musical, sette anni fa. «Se possibile ho trovato il pubblico ancora più bisognoso di “Priscilla“ che nel 2012 - spiega l’attore romano, 37 anni - Finora non c’è stata una replica in cui non abbiamo avuto l’invasione in proscenio di persone, quasi a dirci: non ve ne andate! Se è vero che il teatro regala alla gente quel che ha bisogno di vedere, penso che questo sia un lavoro ancora molto utile da portare in tournée". In replica al Gran Morato di Brescia la notte di san Silvestro e poi agli Arcimboldi dal 29 gennaio al 9 febbraio, lo spettacolo attinto dal testo dello scrittore-regista Stephan Elliott è un gioiello della cultura LGBT trasformato prima nel film che ha dato a Terence Stamp il suo momento di celebrità e poi, a teatro, in una commedia piacevolissima, scaltra, intelligente.

Cosa significa riportare in scena Bernadette dopo la stagione Frattini?
"Significa tante cose. Questo nostro mestiere è spesso un misto di emozioni “riprodotte“ in cui neppure noi attori sappiamo se siamo veri o finti. E se nella società di oggi abbiamo ancora un ruolo, visto che personalmente non sento più tanto il bisogno sociale del teatro. Oltre che appagato e divertito, tornare a fare “Priscilla“ dopo tanti anni mi ha fatto sentire utile. Riprendere quel ruolo significa, infatti, depositare il mio mazzo di fiori sulla tomba di Manuel. La sua è un’assenza che provo a riempire con un ruolo che mi dà gioia nell’interpretare”.

Due Bernadette, una storia.
"Effettivamente vestire a distanza di anni gli stessi panni ci ha molto uniti. Quando la sua “Priscilla“ arrivò al Brancaccio, ci telefonammo. Gli dissi: Manuel, onestamente, hai voglia che venga a vederti? Non volevo rubargli neppure un secondo d’attenzione. Lui prima mi rispose che non sapeva, poi mi confessò che, effettivamente, se fossi andato gli avrei messo un po’ d’ansia. Così me ne restai a casa, promettendogli che sarei stato in platea ad applaudirlo in questa ripresa. Mai mi sarei immaginato che su quel palco, invece, sarei salito io”.

In cosa eravate simili e in cosa differenti?
"Ho visto la Bernadette di Manuel solo in un video e l’ho trovata molto nelle sue corde; caratterizzata da tante invenzioni buffe, nuove, diverse, che ho avuto il rispetto di lasciare al ricordo senza rubare nulla".

Com’è stato il debutto.
"Appena entrato in scena mi sono trovato di fronte a un piccolo muro, ma dopo qualche battuta ho sentito la sala sciogliersi nell’ applauso. Le prove sono andate benissimo, solo alla vigilia del debutto quando cantando “MacArthur Park“ ho sentito tra le labbra quella frase - "Ci sarà un’altra canzone per me. Perché la canterò" - ho avuto un momento difficile che la compagnia ha colto immediatamente".

Pensa, come tanti suoi colleghi, che il Teatro della Luna dovrebbe essere dedicato a Frattini?
"Lo penso per forza. Ero ad Assago per il provino di “Grease“ quando lui passò in sala riempiendola della sua presenza. Quel teatro magico esiste, infatti, perché è esistito il suo Pinocchio. Intitolarglielo sarebbe innanzitutto una scelta di buon senso".