Il team di ricercatori ad Assuan (Ansa)
Il team di ricercatori ad Assuan (Ansa)

Milano, 24 aprile 2019 - «Dieci secoli di storia davanti ai nostri occhi». Patrizia Piacentini, egittologa dell’Università degli Studi di Milano, è emozionata: la missione di scavo italoegiziana da lei coordinata insieme a Abdelmanaem Said – che ha visto l’ateneo milanese e il ministero delle Antichità egiziano lavorare gomito a gomito – ha portato alla luce una necropoli ad Assuan, usata dal VI secolo avanti Cristo al IV secolo dopo Cristo, e una nuova tomba, nascosta dalla sabbia, con 35 mummie,l’invocazione agli dei della prima cataratta del Nilo, geroglifici e schegge di vita.

Com’è nata la spedizione?
«Per volontà del ministero delle Antichità d’Egitto, che ha firmato con noi un accordo nel 2017. Prima ricognizione a luglio 2018. A gennaio di quest’anno abbiamo cominciato con gli scavi, seguendo due piste: abbiamo iniziato a mappare le aperture nel terreno, scavate nella roccia, le tombe visibili. Con fotografi e ingegneri abbiamo trovato quasi trecento tombe, una necropoli immensa. E pensiamo sia solo un parte».

Seconda pista?
«Abbiamo cominciato a scavare in un’area coperta di sabbia. Abbiamo trovato il bordo nord di una tomba, scavata nella roccia. Siamo scesi piano, senza farci prendere dalla voglia di arrivare subito in fondo. Dei gradini di roccia scendevano verso una camera funeraria, una stanza piccola. All’ingresso i resti di una mummia e tracce di ladri dell’antichità. Scavando nella “stanza A” abbiamo trovato quattro mummie, di cui due intatte: erano una sull’altra, abbiamo subito pensato a una mamma col bambino. È stato emozionante. Mi sono bloccata».

E per 24 ore ha sospeso gli scavi...
«Mi sono posta il problema etico: che diritto ho io di scavare, di toglierli da questa tomba? Abbiamo riflettuto insieme: queste mummie sono state disturbate dai ladri nell’antichità. Noi vogliamo studiarle, conoscere le loro vite. E lo faremo. Sapremo quanti anni hanno, cosa mangiavano, perché sono morti, senza rovinare nulla. Poi rimetteremo i corpi al loro posto, come erano in origine».

Gli scavi sono poi proseguiti: siete entrati ancora più nel cuore.
«E molti metri più sotto abbiamo trovato la stanza principale, con oltre trenta mummie: era una tomba di famiglia. Qui c’erano anche molti oggetti, ceramiche, anfore intatte. Alcune mummie erano molto rovinate, ma coperte da “cartonnage”, una sorta di cartapesta fatta da papiro, stuccata e disegnata con divinità egiziane, fiori, iscrizioni. Non ci sono ori e stoffe, ma oggetti del culto funerari molto belli fra cui la statua dell’uccello Ba, simbolo dello spirito del defunto. E poi pettorali, maschere dorate. Altra scoperta: un vasetto con alcuni frutti seccati».

Per il viaggio nell’aldilà. Chi era il personaggio più antico?
«Si chiamava Tjt. Un capo carovaniere. Speriamo di trovare altre iscrizioni che ci parlino di queste persone, degli affari. Abbiamo dieci secoli di storia che non sono mai stati analizzati: conosciamo tantissimo di Assuan, ma fino ad oggi non sapevano dove venissero sepolti gli abitanti di quel periodo».

Come proseguirà la missione?
«Ripuliremo bene, studieremo corpi e oggetti in modo non invasivo. C’è un regolamento chiaro: nulla può essere portato via dall’Egitto e io sono della ferma idea che nemmeno i granelli di sabbia debbano essere spostati altrove. Gli studi quindi verranno condotti in Egitto, con gli egiziani: da Milano partirà una nuova spedizione a novembre e sarà interdisciplinare. La Statale vanta gli archivi e la biblioteca sull’Egitto più grandi d’Italia. Porteremo con noi esperti di tutte le discipline: un anatomopatologo, un chimico, un ingegnere, una restauratrice, un botanico. E ci sarà anche il medico legale Cristina Cattaneo: l’ho appena sentita, non vede l’ora di conoscere tutto su di loro».