Scala, aspettando il Don Carlo: il palco reale parlerà italiano. Tra i ministri, Salvini e La Russa

Si attende la conferma di Mattarella per il 7 dicembre. Quest’anno non ci saranno ospiti istituzionali stranieri Sul palco una torre di alabastro

La Scala di Milano, vista dalla platea
La Scala di Milano, vista dalla platea

Milano – Mancano due settimane e qualche ora all’inaugurazione della stagione lirica 2023-24 della Scala con il Don Carlo di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Riccardo Chailly, a quindici anni da quello officiato da Daniele Gatti alla Prima del 2008. L’allestimento preparato dal regista spagnolo Lluís Pasqual con lo scenografo Daniel Bianco s’allontanerà parecchio dal precedente “minimalista” che firmò il francese Stéphane Braunschweig: il 7 dicembre il palco del Piermarini sarà dominato da una grande torre di alabastro, con un impianto scenico che si trasforma senza interrompere l’azione grazie all’alternanza di elementi colossali e atmosfere che richiamano i quadri di El Greco, Francisco Goya e Diego Velázquez per rievocare lo scontro fra Filippo II di Spagna e il figlio Don Carlo.

Più Spagna che Franza, dunque, e un palco reale che s’annuncia arcitaliano, tendenza milanese: si attende ancora la conferma della presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, "credo che venga ma la sua agenda è complicata. Tra i ministri mi pare di capire che ci sarà Matteo Salvini e poi il presidente del Senato Ignazio La Russa", ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala. Ministro delle infrastrutture e seconda carica dello Stato sono a chilometro zero, essendo milanesi, e "quest’anno non abbiamo ospiti stranieri", ha aggiunto il primo cittadino ieri a margine del Cda del Piermarini.Durante il quale s’è discusso del bilancio, "approvando di fatto il budget 2024" che è "quasi una fotocopia di quello di quest’anno", con "ricavi e valore della produzione a 126 milioni di euro, non ci sono grandi variazioni".

La stagione dunque inizia con i conti in ordine, "la situazione è buona - ha sottolineato Sala –. Noi continuiamo ad invitare il sovrintendente e la struttura ad aumentare i ricavi", che sono "significativi" per la biglietteria mentre sul fronte "streaming, diritti televisivi e merchandising continuiamo a insistere perché riteniamo si possa fare di più". C’è anche "il nuovo contratto Scala che pesa per un paio di milioni - ha precisato il sindaco –, ma ci sono efficientamenti energetici e sul fronte del personale. Ci saranno più di 250 alzate di sipario, quindi si va avanti bene. È un piano in linea e in continuità, riflette anche il previsionale precedentemente approvato. La vera preoccupazione è sempre relativa ai contributi pubblici: sia Comune sia Regione che lo Stato non hanno ancora approvato il budget, c’è questo livello di incertezza che c’è tutti gli anni".

E poi c’è la questione del sovrintendente, dato che il contratto di Dominique Meyer è in scadenza nel 2025. Al Cda di ieri "non ne abbiamo neanche parlato - ha detto Sala -, aspettiamo. Ribadisco, e l’ho detto anche al ministro Sangiuliano (Gennaro, della Cultura, ndr ), che bisogna prendere una decisione nei primissimi mesi del 2024". Per il francese Meyer, arrivato al Piermarini nel 2020 appena prima della pandemia, "questa a era la prima stagione totalmente sua", ha sottolineato il sindaco, in parte perché anche per i tempi di programmazione sugli anni precedenti influivano ancora le scelte del predecessore "Alexander Pereira, in parte perché il Covid ha complicato le cose. Nel caso in cui non dovesse essere riconfermato Meyer, e questo è tutto da vedere, bisogna decidere presto". Ma la decisione potrebbe non arrivare subito dopo il 7 dicembre, e intanto è partito il conto alla rovescia per la Prima. Con Don Carlo e un francese alla guida del teatro, come nel 2008: all’epoca era Stéphane Lissner, il primo non italiano a diventare, tre anni prima, sovrintendente della Scala. Ci rimase per dieci anni.

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