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16 apr 2022

Da Milano a Gerusalemme per salvare il pavimento della Basilica del Santo Sepolcro

Missione in Terra Santa dei superesperti del Politecnico: mappato tassello per tassello per la massima fedeltà cromatica

simona ballatore
Cultura
Sopra, il gruppo di lavoro che ha eseguito i rilievi A sinistra una delle 50.000 immagini ricostruite A destra una vista tridimensionale del modello del pavimento nell’area della Rotonda dell’Anastasi della Basilica del Santo Sepolcro
Il gruppo di lavoro che ha eseguito i rilievi

Milano, 17 aprile 2022 - "Umanamente senti tutta la storia, che di colpo ti viene a ricadere sulle spalle. Il senso di responsabilità per quello che si andrà a fare, il carico emotivo. Dal punto di vista scientifico, però, lavori con estrema naturalezza, con quella tranquillità di chi sa che l’intervento è nelle proprie corde". Così Luigi Fregonese, docente del Politecnico di Milano, racconta l’ultima missione in Terra Santa: il dipartimento di Architettura, Ingegneria delle costruzioni e Ambiente costruito è in prima linea nelle operazioni di restauro del pavimento della Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme. Un progetto multidisciplinare coordinato dal Centro di conservazione “La Venaria Reale“ di Torino. Tutto è partito due anni fa, in epoca pre Covid: l’intenzione della Custodia della Terra Santa e delle comunità del posto era conservare il pavimento della Basilica, posizionando però al di sotto una rete di sottoservizi e impianti. Per farlo serviva una sua “fotografia“ ad altissima risoluzione, precisa al decimo di millimetro. Compito affidato al Politecnico di Milano, che una decina di anni fa si era già occupato della pavimentazione della Basilica di San Marco, a Venezia. Un’esperienza che è stata portata in Terra Santa. L’ateneo milanese ha creato le linee guida per la modellazione e la condivisione dati del progetto di conservazione e restauro.

Sul percorso ci si è messa la pandemia, a ostacolare gli spostamenti Milano-Gerusalemme. Ma è stato incaricato un architetto, Osama Hamdan – referente a Gerusalemme per la Custodia della Terra Santa–, per una prima rilevazione del pavimento e delle architetture necessarie a inquadrarlo, a partire dal dato laser scanner. "Abbiamo avuto così il primo modello della Basilica – spiega –, incluse le cisterne che ci sono sono nella zona del Sepolcro e le aree esterne della corte". Nel mese di settembre del 2021 la squadra del MantovaLab – gruppo Hesutech del polo territoriale di Mantova del Politecnico – è riuscita ad andare sul posto per il rilievo fotogrammetrico. "Un’emozione fortissima entrare nel Santo Sepolcro, avvolto dal silenzio perché per la pandemia mancavano visitatori", raccontano i ricercatori. Si sono poi interfacciati sempre con il personale interno della Basilica per evitare interferenze durante le attività liturgiche e le visite dei pellegrini e hanno dato il via ai lavori.

Obiettivo: realizzare immagini ad altissima risoluzione di tutto il pavimento interno ed esterno. "Il sistema che abbiamo progettato – spiega Fregonese, tra i coordinatori del team insieme ad Andrea Adami, Stefano della Torre e al prorettore Federico Bucci – è costituito da uno speciale carrello, sul quale è stato ingegnerizzato un sistema di illuminazione e acquisizione, ad intensità e colorazione controllata. Il tutto ha visto l’integrazione di un rilievo topografico per l’elaborazione e la verifica del risultato finale, un’immagine digitale, una ortofoto, ad altissima risoluzione, metricamente affidabile e precisa, dell’intero pavimento della Basilica del Santo Sepolcro". La vera sfida? Ottenere una precisione anche cromatica. "Facendo in modo che il colore non fosse influenzato da riflessi e luci – sottolinea Fregonese –. Abbiamo acquisito 50mila scatti con questo sistema progettato ad hoc. Questa “grande fotografia“ è un prezioso documento storico, l’unico in grado di testimoniare com’era la pavimentazione prima del restauro e che rimarrà un punto di riferimento anche dopo i lavori".

La prima pietra è già stata tolta prima di Pasqua. Saranno realizzati impianti e dello scavo archeologico si occuperà l’università La Sapienza di Roma. Poi, sempre da quella grande fotografia “scattata“ dal Politecnico, ripartiranno i lavori per riposizionare il pavimento, tassello dopo tassello: sarà una “bussola“ per la fase di ricostruzione.

 

 

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