'L'invasione degli orsi'
'L'invasione degli orsi'

Milano, 10 dicembre 2019  «Zio Dino, perché non ci fai un bel disegno?» chiesero le nipotine Puppa e Lalla. E il bravo zio Dino si mise al tavolo da lavoro e non un disegno, ma un’intera storia in breve creò. D’altronde, ormai tutti sanno, o dovrebbero sapere, che Dino Buzzati, lui lo zio, si considerava un pittore prestato al giornalismo. Nacque così “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”. Famosa in tutti i sensi. Prima sulle pagine del “Corriere dei Piccoli”, dove uscì a puntate nel 1945. Poi nel volume edito, sia pure con differenze, da Rizzoli. Ora, a riprova che taluni classici sono in realtà “evergreen”, sul grande scherno: capolavoro d’animazione realizzato da Lorenzo Mattotti, fumettista nato a Brescia nel 1954 ma parigino da vent’anni, e che solo in Francia, come lamenta Bruno Bozzetto, ha trovato i finanziamenti per firmare il suo primo film. Subito consacrato al Festival di Cannes, nella sezione “Un Certain Regard”, e premiato per la migliore regia ad “Alice nella Città”.

Tocca ora al Laboratorio Formentini per l’Editoria, via Formentini 10, ammaliare il pubblico della “famosa invasione”. Con una mostra, curata da Mimaster Illustrazione e Fondazione Mondadori, in programma sino al 17 gennaio 2020, che ripercorre la genesi del film attraverso tavole originali, bozzetti preparatori e scenografie, insieme agli schizzi e alle immagini del “making of”: una mostra inedita in Italia, che rivela al grande pubblico la maestria di Lorenzo Mattotti.

«Questa storia mi inseguiva da più di dieci anni - ha raccontato lo stesso Mattotti - e da sei vi lavoravo a intervalli regolari. Il vero problema era misurarsi con i disegni di Buzzati, datati 1945 ma ricchi di una freschezza e una modernità che non potevo copiare ma di cui però non potevo non tener conto». Risultato della lunga fatica: «Ho scelto un tratto più netto, ho sottratto dettagli, ho lavorato su un’idea pittorica che mi appartiene di più». Peccato manchino in mostra le voci di Toni Servillo (re Leonzio), Corrado Guzzanti (orso Salnitro) e Andrea Camilleri (orso anziano), che regala, questa, una punta di folkloristica sicilianità alla favola moderna. Che, a questo punto, è quasi d’obbligo ricordare. Re Leonzio vuole ritrovare il figlio da tempo perduto e, insieme, sopravvivere ai rigori di un terribile inverno. Così il grande sovrano degli orsi decide di condurre il suo popolo dalle montagne sino alla pianura. Grazie al suo esercito e all’aiuto di un mago, re Leonzio riuscirà a sconfiggere il malvagio Granduca e a ritrovare il figlio Tonio. Ma scoprirà anche che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini. Meglio le montagne. Magari le Dolomiti così care a Buzzati.