Il kolossal Don Carlo alla Scala, parata di stelle: "Rappresentarlo qui è tutta un’altra storia"

Le indagini verdiane del maestro Chailly, fedele alla partitura originale La sorpresa della torre d’alabastro, che sa d’incenso: il potere si respira

Una scenografia del Don Carlo

Una scenografia del Don Carlo

Con “Don Carlo“ di Verdi il maestro Riccardo Chailly torna a indagare sul tema del potere, dopo “Macbeth“ e “Boris Gudonov“ di Musorgskij. Sceglie il capolavoro verdiano per inaugurare la stagione 2023/24 del Teatro alla Scala: un’opera potente che il direttore d’orchestra propone nell’edizione del 1884, in quattro atti, che il compositore trascrisse, dopo il successo di Parigi, proprio per il Teatro alla Scala e la sua amata Milano. Per Chailly è un ritorno al Verdi della maturità dopo le tre inaugurazioni dedicate all’evoluzione delle opere giovanili con “Giovanna d’Arco“ nel 2015, “Attila“ nel 2018 e “Macbeth“ nel 2021. “Don Carlo“ è una presenza importante per il 7 dicembre del Piermarini, ha inaugurato la stagione nel 1868, 1878, 1912, 1926, 1968, 1977, 1992 e 2008; con un cast strepitoso che schiera Francesco Meli come Don Carlo, Anna Netrebko come Elisabetta di Valois, Michele Pertusi come Filippo II, Elīna Garanča come Principessa d’Eboli, Luca Salsi come Marchese di Posa e Ain Anger, il Grande Inquisitore.

Protagonista di non minore rilievo il Coro del Teatro alla Scala diretto da Alberto Malazzi. Le scene sono di Daniel Bianco, i costumi di Franca Squarciapino, le luci di Pascal Mérat, i video di Franc Aleu e la coreografia di Nuria Castejón. Dominique Meyer ricorda ogni momento di lavoro con ciascun artista che sarà in scena: "Di ognuno di loro ricordo il primo incontro a Vienna, a Parigi e poi più volte qui. Averli tutti insieme per quest’opera mi sembra fantastico". Per Riccardo Chailly "portare quest’opera alla Scala è diverso che eseguirla altrove, faccio parte di una catena di grandi direttori che mi hanno preceduto, è un altro mondo; come nell’edizione di Abbado, l’introduzione al monologo di Filippo verrà affidato alla fila dei violoncelli secondo partitura e non al violoncello solo come è stato proposto troppe volte. Qui ho portato i temi verdiani: l’amore, l’amicizia, il dominio, il popolo oppresso. Don Carlo è una tragedia shakespeariana, non è esplicito".

Lluis Pasqual ricorda la cupezza del secolo che vive Filippo II, re di Spagna, il potere della chiesa che si fa sovrana, la fragilità, lo smarrimento di ogni personaggio che non riesce a imporsi a un sistema dominante, che non vive relazioni, la solitudine immensa che emerge. Una grande torre di alabastro dominerà la scenografia, col suo "odore di incenso, un odore di chiesa, a ricordare il potere della religione". Filippo II con i suoi turbamenti e insicurezze è lo straordinario Michele Pertusi: "Mi sembra un coronamento ai miei quarant’anni di carriera, è un ruolo che amo moltissimo, importantissimo per un basso".

Tranquillo al suo settimo 7 dicembre, Francesco Meli è Don Carlo: "È sempre in scena, in mezzo a tutto ciò che succede, c’è anche quando non canta. Don Carlo è un giovane controverso, poco chiaro anche con sé stesso, non riesce a spiegare cosa gli accade, ha sempre una parte a sé, non ha mai momenti corali, per ricordarci quanto è solo. È perfino rifiutato dal padre Filippo che non lo riconosce come erede, si chiede se la sua vita abbia un senso. Non è un ruolo facile per l’estensione vocale, non solo da un punto di vista interpretativo". Il Marchese di Posa, Luca Salsi, voce adorata dal pubblico della Scala, non è al primo 7 dicembre: "Qui sono a casa, inoltre lavoro spesso con amici carissimi che frequento regolarmente al di fuori del palcoscenico". È l’ultima Diva, Anna Netrebko: dopo Lady Macbeth è Elisabetta di Valois, costretta a sposare Filippo II pur amando in segreto Don Carlo.

Primo 7 dicembre per il maggiore mezzosoprano Elīna Garanča: "Sono anche la prima lettone a esibirmi alla Scala il giorno di Sant’Ambrogio". Come in ogni opera di Verdi il Coro è determinante, "rappresenta il popolo" spiega il maestro Alberto Malazzi, reduce dal successo scaligero dei Cori Sacri Verdiani diretti da Chailly. Appuntamento il 7 dicembre, alle 18, con “Don Carlo“; lo spettacolo sarà ripreso dalle telecamere di Rai Cultura e trasmesso in diretta televisiva su Rai1 e radiofonica su Radio3. La Prima sarà preceduta domenica 3 dicembre dall’Anteprima per gli Under30 e seguita fino al 2 gennaio da sette rappresentazioni, tutte esaurite.

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