La Pinacoteca raddoppia: "Nasce la Grande Brera dopo 52 anni di attesa. La “prima’’ il 7 dicembre"

Angelo Crespi: un patto con le aziende per rilanciare il mecenatismo d’arte. "Boccioni, Carrà e Modigliani: Palazzo Citterio casa della modernità"

Angelo Crespi, 57 anni, direttore di Brera

Angelo Crespi, 57 anni, direttore di Brera

Milano – Predestinato o predisposto, Angelo Crespi, nuovo direttore di Brera?

"Sono nato 57 anni fa a Busto Arsizio. Come Giuseppe Bossi, che vi nacque nel 1777".

Il primo.

"Sì, diede vita alla prima pinacoteca milanese pubblica, ottenendo da Napoleone di farvi convergere molti dipinti. Per i giovani, da educare, e per gli innamorati dell’arte".

E oggi si fermano davanti allo Sposalizio della Vergine di Raffaello e al Cristo morto di Mantegna. Quanti?

"Nel 2023 abbiamo calcolato 466.000 visitatori. Quasi al culmine delle nostre possibilità. La Pinacoteca funziona benissimo, grazie all’ottimo lavoro svolto dal mio predecessore James Bradburne".

Il suo mandato?

"Aprire finalmente al pubblico, dopo 52 anni di travagliati restauri, Palazzo Citterio, prolungamento della Pinacoteca".

Quando?

"Il ministro Sangiuliano vuole fortissimamente “prima della Prima”, la mattina del 7 dicembre prossimo".

Alla Scala siete vicini.

"In realtà, fu la Scala ad essere costruita qui accanto. Brera ha inciso anche dal punto di vista urbanistico. E tornando a fare massa critica con le grandi istituzioni del centro, deve tornare al centro delle dinamiche della città".

Grande Brera?

"Ho infatti ripreso il marchio, il sogno, di Franco Russoli. All’inizio degli anni Settanta promosse lui l’acquisto del settecentesco Palazzo Citterio (accessi in via Brera 12 e 14) da parte dello Stato. Per ospitare la modernità".

Precisamente?

"Nelle antiche stanze del piano nobile allestiremo Boccioni, Morandi, Modigliani, Carrà... La collezione di Emilio e Maria Jesi, che proprio a Palazzo Citterio avevano abitato da affittuari, e qui avevano espresso la preferenza che fosse esposta, donandola a Brera. Separatamente, sarà in mostra anche la collezione Vitali, anche ricca di pezzi archeologici".

Il prolungato ritardo ha nel frattempo indotto gli eredi della collezione Mattioli, pure destinata a Brera, a chiedere ospitalità al Museo del Novecento. Irrecuperabile?

"Preferisco ricordare che altre importanti opere ci sono arrivate, negli anni, per donazione o prelazione dello Stato. La monumentale (4 metri e mezzo) “Fiumana” di braccianti in sciopero di Pellizza da Volpedo finalmente trova spazio a Palazzo Citterio, dove rappresenta un affondo nell’Ottocento. Ce la donò la società Spind nel 1986".

Poi?

"Ad alcune delle 900mila aziende esistenti in Lombardia, oggi propongo un “Patto per Brera”. L’impegno morale a finanziarci, godendo del 65% di beneficio fiscale in 3 anni. Senza farsi pubblicità. Mecenati".

Brera ha già Amici.

"Certo, saranno i primi firmatari. Ma il Ministero mi ha chiesto di incrementare il gettito dell’Art bonus: solo 100mila euro ne abbiamo ricavato, a fronte dei 170 milioni incassati dalla Scala".

Ricordiamo anche la generosità di Brera?

"Mai ci facciamo pagare i prestiti delle opere".

Dettaglio di una bella storia.

"La racconteremo in una mostra, a partire dal 7 dicembre: celebrazione della Grande Brera, dal punto di vista architettonico. Dal convento duecentesco degli Umiliati, poi Collegio dei Gesuiti, poi espressione della società dell’Illuminismo, e il Piermarini... Fino a Gregotti, Sottsass. Disegni, foto, documenti, nell’ampio, moderno, quasi di tipo industriale, piano superiore di Palazzo Citterio".

E nelle sale ipogee, cosiddette di Stirling (firmatario del progetto rimasto incompleto)?

"In quella che ha al centro una colonna di ascendenza assiro-babilonese, prevista la mostra di un grande artista. Italiano, posso solo annunciare".

E nell’altra, ancora più sotto?

"Impossibile accedervi, per motivi di sicurezza. Ma non mi faccia scoperchiare il pentolone".

Scusi, un solo accenno alla scoperta dell’amianto: ha rallentato ulteriormente la riapertura. Ci riporti in alto...

"Ecco, da questa finestra del piano nobile, è immediata la percezione dell’abbraccio che unisce Pinacoteca, Biblioteca, Accademia, Osservatorio Astronomico, Orto Botanico, e Palazzo Citterio. Certe responsabilità mi fanno sentire un amministratore di condominio".

Di un piccolo Louvre, auguriamo. Ma, direttore Crespi, dopo aver girato tutti i musei del mondo, quale ci confessa più caro?

"Il piccolo Musée Cernuschi di Parigi. Fondato dal milanese naturalizzato francese Enrico Cernuschi, sovversivo protagonista delle Cinque Giornate, ed economista, impresario, banchiere, collezionista, filantropo... “Luce senza fine” e “non temere”, dice il Buddha Amithaba, l’opera più importante lì esposta".

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