ANNA MANGIAROTTI
Cultura e Spettacoli

Tra romanzo e realtà, Fausto Vitaliano: "Due amici, un lupo e intorno la Calabria delle mie nostalgie"

Lo scrittore presenta il suo ultimo noir al teatro Menotti: "Nel mio libro lo scrittore vede comparire il compagno di giochi ucciso Io spero di rivedere una persona da cui mi sono allontanato dopo una lite"

Fausto Vitaliano, 62 anni: oggi protagonista all’Atelier del Teatro Menotti

Fausto Vitaliano, 62 anni: oggi protagonista all’Atelier del Teatro Menotti

Milano – Si sa, "gli scrittori inventano, millantano, raccontano minchiate. Magari loro stessi non esistono, sono una fantasia". Lo ritiene Fausto Vitaliano, virtuoso scrittore (anche per radio e tv). Se esiste davvero, solo una domanda ce lo può rivelare.

Perché scrive?

"Non so fare altro".

Veramente lo dice Gérard Depardieu in un film, interpretando uno scrittore interrogato in un commissariato di polizia.

"E io aggiungo che mi piace scrivere. Mi procura gioia, in mezzo a poche altre cose".

Il suo ultimo noir “La via del lupo“ (Bompiani) sarà presentato oggi alle 18, all’Atelier del Teatro Menotti. Avvisiamo che potrebbe accadere qualcosa d’inverosimile?

"Nella trama, accade che durante la presentazione di un libro, con questo stesso titolo, il protagonista, uno scrittore, rivede un amico che era stato ucciso. Io spero di rivedere una persona che ho nel cuore, nonostante il litigio che ci ha allontanati da tempo".

Di un giallo (psicologico) ambientato tra Milano e la Calabria cos’altro riveliamo?

"Che è una storia d’amicizia, il sentimento più bello".

Il lupo che c’entra?

"L’amicizia unisce due ragazzini, orfani simmetrici – Americo senza il padre, Elvo abbandonato dalla madre –, in un mondo che li schifava, o li temeva. Nella Calabria anni Sessanta, dove giocare nei boschi ti faceva scoprire la segreta pista del lupo. Non quello delle favole".

Alla Calabria si appartiene per sempre?

"Per la Calabria, dove sono nato, provo uno strano languore. Me ne andai a 6 anni, senza capire perché mi portavano via, ultimo di 8 fratelli. Loro hanno conosciuto quel che io racconto nel romanzo: tra dicembre e la Befana le classi si sfoltivano di un terzo; gli scolari erano chiamati alla lavagna ad accomiatarsi, perché le famiglie emigravano in “altitàlia“".

Voi dove precisamente?

"Ad Arese, dove mio padre, idraulico che lavorava la latta resa obsoleta dall’alluminio, trovò un’occupazione all’Alfa Romeo".

Artigiano onesto come si scopre essere stato il padre di Americo, il ragazzino che diventa scrittore?

"Artigiano comunista anche il mio: in paese, l’unico voto per il Pci alle prime elezioni dopo la Seconda Guerra fu il suo".

Autentica pure Madame Filomena che parla con i defunti e ritrova persone «scomparsi»?

"Le maghe anziane alle quali era affidato tale expertise, queste, sì, me le ricordo. Dolcissime, cercavano di farti star bene, di liberarti dalle malìe. Ma Filomena è una cialtrona disonesta".

Sentirsi felicemente milanese come lei, Vitaliano, pare aiuti a scrivere un bel giallo. In Calabria torna a presentarlo?

"Certo, portandoci anche mio figlio più piccolo, che ne è innamorato, e per ritrovare il colore dello Jonio, unico".