PIERO LOTITO
Cultura e Spettacoli

Buttiamola in poesia, il derby di Champions in versi: "Senza queste squadre non sarebbe Milano”

L ’attesa per la partitissima di domani sera vissuta da due poeti. La rossonera Ferrari: "Il Milan? È una canzone, forse Vincenzina" Il nerazzurro Cucchi: "A San Siro con papà, interista giusto. E con Sereni"

Stefano Pioli e Simone Inzaghi, i due protagonisti del match

Stefano Pioli e Simone Inzaghi, i due protagonisti del match

Milano – Il Grande Scontro si avvicina. Altro che "luci a San Siro", domani allo stadio Meazza saranno fulmini e saette. Non c’è tifoso, rossonero o nerazzurro, che alla vigilia possa dirsi tranquillo, distaccato. Tarantolati tutti. Vuoi vedere, ci siamo detti, che i soli a non patire l’ansia sono i poeti tifosi (meglio, i tifosi poeti)? Abbiamo voluto verificarlo interpellando due voci milanesi tra le più note anche per il loro tifo calcistico: la milanista Curzia Ferrari e l’interista Maurizio Cucchi. Di ciascuno ricordiamo il titolo di un’opera a caso: “Le stagioni della lucertola” (Aragno, 2022) e “Malaspina” (Mondadori, 2013).

Perché tifa per la sua squadra?

Ferrari : "Tifo per il Milan per tradizione familiare, per i nomi famosi che via via hanno accompagnato le mie domeniche adolescenziali, per Rocco e la sua simpatia, i colori sgargianti, le amicizie nate all’interno dei suoi club, Maldini e Rivera, tutte le sue maglie, e perché il Milan è il Milan… cioè Milano".

Cucchi: "Perché tra i più bei giorni della mia vita ricordo quelli allo stadio con mio padre Luigi, interista. Papà era un interista corretto, voleva vincere avendo meritato di vincere".

Quale vittoria ricorda con maggiore piacere?

F.: "La vittoria sul Napoli per 3-2 nel 1988. A Napoli".

C.: "Tante. Fra tutte, la finale di Champions League del 2010 a Madrid contro il Bayern Monaco, con due gol di Milito, uno dei giocatori da me più amati". Quale sconfitta le brucia ancora?

F . : "Un a partita di Coppa a San Siro, mi pare nel 1979: c’era ancora in porta Albertosi" .

C.: "Cerco di dimenticarle, ma proprio non riesco con una del campionato scorso, quella col Bologna che ci costò lo scudetto, regalato agli odiati cugini rossoneri".

Mettiamo che la sua squadra sia una poesia. A quale pensa?

F.: " Non penso affatto a una poesia. Mi viene in mente “Una vita da mediano” di Ligabue oppure “Vincenzina e la fabbrica” di Jannacci… Ma sono canzoni".

C.: "Penso a una delle poesie di Vittorio Sereni (tifoso interista, ndr ), con il quale ho più volte avuto il piacere di andare allo stadio".

Ma il calcio è veramente poesia, come si dice in giro?

F.: "Dipende da cosa si intende per poesia" .

C.: "No. Oggi si vuol vedere poesia in qualsiasi cosa. Cominciamo a leggere la poesia e poi ne parliamo".

A Giovanni Raboni, interista, un giorno scappò una battuta: «Il calcio è più importante della letteratura».

F.: "Non so. A fare letteratura con il calcio è riuscito Gianni Brera, che ha inventato un linguaggio, e i suoi scritti sono letteratura".

C.: "Una battuta che voleva essere divertente, ma certo sottintendeva la generale percezione che oggi il calcio sia più importante di quanto veramente sia".

Le foto di Pasolini che gioca a pallone sui campi di periferia che cosa le fanno pensare?

F.: "Alla immediatezza e alla condivisione di persone di età diverse. Un campetto e un pallone, ed ecco che cinque persone tra loro sconosciute d’un tratto inventano una partita".

C.: "Mi suscitano simpatia ed emozione: un personaggio così elevato intellettualmente capiva la bellezza di un gioco, di un gesto atletico".

Milano senza Inter e Milan, che città sarebbe?

F.: "N on sarebbe. Il fatto stesso che esistano indica l’unione della città".

C.: "Inimmaginabile. Senza il calcio, che è lo sport più popolare e bello, sarebbe una retrocessione che non riesco a immaginare".

Di una sua eventuale poesia sul calcio, ricorda qualche verso?

F.: "“Il verde di San Siro ben stirato dal sudore / c’era il Parôn, l’Abatino, il Basletta…”".

C.: "“Il campo era la quiete e l’avventura, / c’erano il kamikaze, / il Naka, l’apolide e Veleno. / Era la primavera del ’53”".

Che cosa le evoca questo nome: Istanbul?

F.: "La sconfitta di Champions del 25 maggio 2005 contro il Liverpool, ai rigori".

C. "La prossima finale di Champions League. Un nome che sollecita l’immagine d’una vittoria che spero si trasformi in realtà".