Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni
Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni

Milano, 2 aprile 2020 - Una parola al giorno per trenta giorni, un mese di riflessioni e pensieri che andranno a costruire una "letteratura del ricordo". È l’invito che Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore teatrale, lancia ai lettori in collaborazione con Il Giorno. Il drammaturgo propone una parola di stretta attualità legata al Covid-19, invitando i lettori a scrivere un breve pensiero (600-700 battute) in merito. Le riflessioni, da inviare all’indirizzo mail redazione.internet@ilgiorno.net, saranno pubblicate online e contribuiranno a costruire una memoria collettiva di com’erano la Lombardia e l’Italia ai tempi del coronavirus, accanto ai contributi che di giorno in giorno manderanno alcuni personaggi della cultura e dello spettacolo.

La parola odierna è CORPO. Fino ad ora hanno scritto per noi:Giorgio Armani, Andrea Bocelli, Salvatore Veca, Ornella Vanoni, Dan Peterson, Antonella Boralevi, Quirino Principe, Gabriele Lavia, Laura Valente, Maria Rita Parsi, Gianni Canova, Gianni Quillico, Silvia Pascale, Stefano Bruno Galli, Edoardo Zanon, Fabio Scotto, Gilda Bojardi, Ico Migliore, Marconcini Alberto, Roberta Pelachin, Rosario Pavia, Ettore Messina, Giovanni Gastel, Edoardo Boncinelli, Giulia Carli, Pino Farinotti, Stefano Boldorini, Alberto Mattioli, Alberto Uva, Alessandra Miorin, Roberto Cacciapaglia, Sabrina Sigon, Angelo Argento, Anna Maria Cisint, Ilaria Guidantoni, Ivano Giulio Parasacco, Lavinia Colonna Preti, Letizia Moratti, Massimo G. Cerutti, Paolo Del Brocco, Pierluigi Biondi, Jacopo Rampini, Roberto Zecchino, Carlo Robiglio, Salvatore Carrubba, Corrado Sforza Fogliani, Giulio Giorello, Lorenzo Maggi, Alessandro Daniele, Alberto Mingardi, Monica Stefinlongo, Cesare Balbo, Elena D'Incerti, Giuseppe Mojana, Giulia Malaspina, Marco Nereo Rotelli, Michela Lucenti, Silvano Petrosino, Alessandra Marzari, Ariane, Deborah Cocco, Filippo Del Corno, Michele, Alessandro Pancotti, Maria Giulia Comolli, Franco Masanti, Alessandro Gabrielli, Girolamo Sirchia, Santo Rullo, Alessandro Daniele, Dori Ghezzi, Katia da Ros, Antonio Francesco Pollice, Maria Pia Ciaccio, Red Canzian, Cristina Veronese, Barbara Dei Rossi, Paolo Coppo, Carolina Labadini Mosti, Spartaco Rizzo, Roberta Usardi, Claudio Formisano, Roberto Rinaldi, Alberto Marconcini, Ilaria Massi, Giuseppe, studente di filosofia all'università Vita-Salute San Raffaele, Cristina Settanni, Cristina Salvador, Carmen, Alex Salmini, Eugenio Astorino Tutoli, Sofia Aloi, Lory, Cristina Barletta, Rosanna Calò, Graziano Camanzi, Raffaella, Miriam Merlo, Clara Canna, Riccardo, Fabrizio Gramigni, Luciano Vacca, Giorgio Piccaia, Giorgio Pittore.

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Corpo ferito; ma davvero ormai guarito? Corpo difeso, ma in fondo, fors’anche, irrimediabilmente indifendibile. Perché fragile, agli antipodi rispetto all’intelletto, che, facendosi ragione, osa spingersi sino all’incondizionato (come sapeva bene Kant). Nulla sa dell’incondizionato, infatti, il nostro corpo; sa solo d’esser negato, da quello - da quel che in verità, forse, neppure esiste, comunque. D’altronde, come potrebbe mai esistere qualcosa di incondizionato? Quel che esiste essendo sempre condizionato; finito. Qualcosa che, certo, potrà sempre cercare di difendersi, per quanto ferito. Ma mai potrà dirsi finalmente guarito. Rimanendo costitutivamente fragile, e sempre ineluttabilmente indifendibile. Perché fragile, agli antipodi rispetto all’intelletto....

Massimo Donà, filosofo Università Vita-Salute San Raffaele

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"Corpo"
Metà angelo, metà bestia, così in modo colorito e rude la teologia medioevale disegnava l’uomo e il corpo apparteneva alla seconda metà, quasi relegato come un peso, un insieme funzionale ad altro, per poi diventare nel tempo il centro di interesse, dimenticando l’anima e rendendolo un ammasso di materia o di leggerezza. Ma in origine il corpo è la complessità unica, l’organismo stesso, la sua consistenza – come l’avere corpo o il corpo delle leggi – mai solo materia ché altrimenti è un cadavere. E’ con il corpo che esistiamo, l’unica modalità che conosciamo, ma un corpo che ha voce, che si completa solo nell’incontro con l’altro, un corpo che si muove, che ci rappresenti. Oggi è imprigionato, ferito, castrato. Dobbiamo continuare a nutrirlo, a curarlo, mostrarlo: siamo digitali ma non virtuali, scriviamo pensieri ma grazie alle nostre dita. Siamo fatti di carne e dobbiamo crederci ancora per non diventare ombre inconsistenti.

Ilaria Guidantoni, giornalista e scrittrice del Mediterraneo

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"Corpo-Rosa"

Siamo corpo, i sensi ci guidano, occupiamo spazio. Ce lo dice ogni giorno lo specchio: «sei tu?» «Sono io…». Vedersi vivere, gioire, invecchiare, morire, dentro quei confini di pelle che chiamano sguardi, invocano tenerezze. Ora che siamo rinchiusi, che ogni abbraccio è precluso, le braccia si fanno mentali, hanno cuore, sono bocca, hanno ali, diventano i tentacoli di una piovra d’amore imprigionata e invitta. Guardo la tua foto: il corpo tagliato ai due lati, seduta, solo un occhio e metà bocca socchiusa in attesa, il seno porto all’aria dalla scollatura perché lo baci, la grazia delle gambe come rami rigogliosi a primavera che una calza fumé profila fino al buio dell’inguine, segreto. Dietro una sedia chiara, forse una coperta a quadri a raccoglierti il respiro che ti scivola dalle gote come un rivolo di luce. Carne bianca, carne santa, voce trattenuta fattasi pelle sotto il diadema del collo. I capelli castani, le mani, una soltanto lasciata alla penombra. Sento che chiami, anche se non chiami, e rimango in silenzio nell’istante che inventi, di lontano, a sentirti urlare: «Eccomi, ci sono, sento…». Poter stringere quella mano, essere solo pioggia sul tuo volto in posa, una rosa tra i denti, la carezza che chiedi e che non senti. Corpo del mondo, oro rosa, oltre il vetro.

Fabio Scotto, poeta

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Il corpo è la struttura con la quale ci mettiamo in relazione con tutto ciò che ci sta attorno, nel rispetto delle regole del quotidiano. L'universo di possibilità per il nostro corpo è cambiato con la pandemia. L'adattamento diventa l'unica via di uscita: rifocalizzare la nostra mente, allenare il nostro corpo;sotto utilizzato. Foucault diceva che la reclusione è una pena fisica dove si interviene sul corpo, rinchiudendolo per privare l'individuo di una libertà considerata un diritto, un bene. Il corpo viene sottoposto ad un sistema di costrizioni, di obblighi e di divieti. Poter uscire dalla propria abitazione è un dono che va contraccambiato con l'obbedienza a certe regole; no, non ci si può avvicinare a nessuno. Come si occupa lo spazio, questa é diventata la questione cruciale che determina salute o malattia, vita o morte. Ci ricorda la critica di danza Gia Kourlas del New York Times, le nozioni spaziali come il coordinamento motorio non sono per nulla cosa scontata: l'autocoscienza del proprio corpo, la reazione allo stato di allerta acceso in noi e l'approfondimento della connessione con la posizione ed il movimento del corpo, la nostra propriocezione diventa protagonista. Per esistere dobbiamo tornare ai nostri corpi.

Debora Hirsch, artista

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Corpo corpi vivi morti distesi accesi in movimento.

Corpo universo e mondo in perfezione mutamento naturale.

Membra tese nella perfezione della vitruviana sequenza.

Corpi rilassati aggrediti penetrati ammalati senza reazione o rivoluzione salvati saltati nella tua nostra dimensione.

Corpi viaggianti fermi curvi dritti nella speranza di una Umanità superiore.

O virus che penetri nel corpo sempre in movimento aleggi nelle città deserte a tutte le ore in questa storia surreale e invisibile nella paura tutto regoli e disponi di me di noi identificati svelati scopriti verso l’umanità e ti vinceremo e diventerò più saggio e buono.

Giorgio Piccaia, artista

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Corpi docenti diventati videodipendenti. Corpi di guardia in maschera e guanti bianchi, Corpi una volta allenati ora allentati, appesantiti, Corpi bloccati, isolati. Corpi fuoriusciti, fermati, controllati, rimandati a casa.  Corpi infettati, corpi trasportati, corpi abbandonati ... tutti corpi che erano stati, un tempo, amati e abbracciati.   Ma anche Corpi celesti che speriamo di tornare a rivedere presto! 

Maurizio Nichetti, regista, docente IULM

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"Corpo".
Morbide,dolci,
delicate ciocche fra le mie dita...
... memoria d’impronte
sulle candide mani
la sericita’ del tuo viso.
Agitata frequenza del tuo battito,
l’attraversare il mio petto in risonanza
nel coccolar d’anima il respiro!
Timido angelo,
che ad occhi cupi,
lancinanti sguardi
in stalattiti di vetro
hanno trapassato
i miei vergini intestini!
Ad arte,
schegge trafitte
hai penetrato l’intero corpo,
reso ora luminescente
al tocco del raggio di sole!
Mi vedo brillare in gocce di sangue...
... nello sfilar dolorante
di ogni punta di diamante!
Nel sapor di ferro, di rosso...
... il mio candore rivestito.
Con cura asciugo i miei tagli
in acqua cristallina.
Tersa è ora la mia anima
in luce irradiante!
Ho squarciato quel lembo superstite
dei tuoi traditori, malefici umori!
Lenzuola di bucato ora profumate
accolgono la mia aura
al termine del giorno...
... E le coltri chiudono le mie palpebre,
raccontandomi,
come favola notturna...
... la grandezza del mio amore.




































Alessandra Miorin

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Dipendiamo dal nostro corpo. Questo momento ci impone con prepotenza la nostra condizione corporea, una condizione così mortale, così limitrofa da farci sentire confinati in noi stessi. Siamo nell’epoca degli animal studies, della ridefinizione del corpo non tanto come umano quanto come essere. Concentriamoci allora sull’essere, sulla purezza astratta delle forme corporee. Pensiamo alle equilibratissime geometrie generate dall’incontro tra gomiti, ginocchia, gambe e braccia. Perdiamoci negli intrecci cinetici di due mani che si incrociano. Fermiamoci un instante. Guardiamo a Robert Mapplethorpe, che filtrò fiori e corpi attraverso la medesima solennità statuaria. Applichiamo al reale i principi modernisti della sua fotografia. Superiamo l’individualità per osservare il piano universale. Il nostro corpo è il nostro strumento.

Sofia

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CORPO

Amo Lacoonte
scolpito nel freddo marmo
i muscoli caldi avvinghiati
Ammiro le Tre Grazie
simbolo eterno di beltà
nate vicine e ora così distanti
Splendidi esempi d’arte sì
ma nulla a confronto
della semplice ordinaria
sagoma calda corporea
Così vivo con grande gioia
l’atteso momento il cui
l’umano abbraccia la pietra
e il proprio simile.












Stefano Boldorini

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Quando penso al corpo mi viene il mente il corpo dei marines, o il corpo dei carabinieri. Mio padre era un carabiniere: mio Dio come era bello mio padre nella sua divisa. Piango al ricordo del corpo di mio padre su un letto di un ospedale senza vita. E quando penso a quei tipi di corpi dove c'è uniformità, unicità, bellezza nella forma, anche nella sofferenza del corpo c'è bellezza. Una bellezza malinconica. Ecco, la bellezza della forma, l'armonia delle parti del corpo. Ma penso anche al corpo che sta attraversando questo periodo, al mio corpo, un corpo che non si stanca per la fatica e deperisce senza ricaricarsi. Un corpo che si trasforma, che si adatta, che si abitua ad un epoca nuova, ad un futuro. Il futuro è QUI e ORA.  Il corpo mio, il corpo dell'altro. Mi viene in mente il corpo che si ammala. Un corpo che combatte con un virus infame.  Delle volte il corpo stanco soccombe.

 Luciano Vacca, formatore psico-sociale

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Per un medico un corpo è una persona, cioè un corpo-mente-psiche. Non è possibile pensare a un corpo senza pensiero, senza espressione, senza parola, anche quando non c’è espressione e parola...ma c’è ancora vita, appesa a un filo... E’allora che il corpo-mente-psiche del medico, dell’infermiere,  di chi si prende cura, diventa il vicario, l’interprete, il custode, il responsabile del corpo altrui. Ed è allora, sul crinale fra la vita e la morte, che l’uomo sacrifica il suo corpo, la sua resistenza, la sua dedizione, perché il corpo dell’altro, che ora giace inerme e quasi inanimato, si riprenda il respiro autonomo, la parola, un gesto, uno sguardo, e possa di nuovo entrare in relazione con lui. Corpo per un curante non dovrebbe mai diventare cadavere. Perché la fine della vita, per quanto normale, per quanto prevista, non è sempre accettabile.E’accaduto che non lo sia per nulla. Specie quando diventa possibile da subito per chiunque, all’improvviso.

Adele Fantoni, medico chirurgo di Milano

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ll Corpo ora non lo sentiamo più nostro; perché ci dicono cosa dobbiamo farne - stare a casa - e noi che siamo nati oppure rinati ma comunque vissuti sotto l'ombra della democrazia non riusciamo ad accettarlo che qualcuno ci dica che cosa dovremmo fare del nostro Corpo.

Ma, in fondo, questo Corpo è mai stato nostro?

Era nostro quando, per ore e ore, lavoravamo incorrendo un obiettivo che neppure noi sapevamo spiegare, mangiando la prima cosa commestibile, senza curarci  di quel Corpo, senza curaci di quello che lo stress, l'alimentazione sbagliata, la mancanza di sonno, la mancanza di attività fisica causava a quel Corpo?

Non è forse "più" nostro ora che lo possiamo riscoprire, che lo possiamo ascoltare per ore ed ore senza aver null'altro da fare?

Questo Corpo non sarebbe più davvero nostro se fosse qualcosa da dentro ad avere il controllo, qualcosa che subdolamente si impadronisce delle nostre cellule, eliminando quell'ultima possibilità che ci è stata concessa di trovare l'equilibrio con questa macchina perfetta e misteriosa che è il nostro Corpo.

Veronica Consolo, avvocato