Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni
Il drammaturgo, regista e attore Massimiliano Finazzer Flory, 55 anni

Milano, 11 marzo 2020 - Una letteratura del ricordo, per esorcizzare il presente e cominciare già ora a declinarlo al passato. È l’iniziativa che Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore teatrale, lancia in collaborazione con Il Giorno in questo periodo di buio e incertezza, scandito dall’allarme e dai timori del coronavirus. “11 marzo 2021: cosa ricorderemo dell’anno prima?”, si chiede Finazzer guardando oltre l’emergenza. "Ci stiamo già ponendo un problema di memoria – spiega - dobbiamo dare voce e forma all’esperienza del quotidiano. Esperienza e letteratura significa attraversare e provare. La letteratura, attraverso l’esperienza, ci fa diventare soggetti. Da attori di una messa in scena altrui, la malattia, e quindi l’angoscia, con la scrittura diventiamo autori, medici della parola, curatori con la parola".

Ogni giorno per trenta giorni a partire da oggi, sul Giorno.it, il drammaturgo lancerà quindi una parola di stretta attualità legata al Covid-19, invitando i lettori a scrivere un breve pensiero (600-700 battute) in merito. Le riflessioni, da inviare all’indirizzo mail redazione.internet@ilgiorno.net, saranno pubblicate e contribuiranno a costruire una memoria collettiva di com’erano la Lombardia e l’Italia ai tempi del coronavirus, accanto ai contributi che di giorno in giorno manderanno alcuni personaggi della cultura e dello spettacolo. La parola odierna, la prima, è “Positivo”. Un termine volutamente ambiguo e ambivalente, come lo saranno anche i successivi. "Contagiamoci di letteratura – esorta il drammaturgo - giochiamo nell’ambiguità. Proponiamo parole ambigue per costringere il lettore a ragionare sull’ambiguità, perché d’altra parte siamo in una situazione di ambiguità. Questo duro colpo che stiamo ricevendo, ha bisogno di un contraccolpo e il contraccolpo è la parola, il cuore della letteratura". La letteratura come movimento di uscita da questa buia parentesi.

" Ma ai lettori non chiediamo consolazione – puntualizza Finazzer - neanche rimpianti e neppure nostalgia del presente. Ai lettori chiediamo esperienze dell’esistenza in questo momento, chiediamo qual è la ragione di esistere ora, perché l’esistenza vuol dire essere nel mondo, vuol dire offrire la possibilità di divenire qualcosa. Noi crediamo che per scrivere a noi si debba essere un noi, e che quindi bisogni tornare a leggere un noi. Scrittura ma anche lettura. Mettiamo in moto un processo circolare, una letteratura circolare". In chiusura, l’intellettuale milanese lascia un pensiero personale: "In questi giorni io mi sono ispirato a Kundera. Kundera è il mio medico, il mio specialista, colui che mi aiuta a respirare. Ognuno si scelga i suoi respiratori".