Continue sorprese e tecnologia con gli “uomini blu” il cui brand è stato acquistato  dal Cirque du Soleil
Continue sorprese e tecnologia con gli “uomini blu” il cui brand è stato acquistato dal Cirque du Soleil

Milano, 17 febbraio 2019 - Refresh. In ventotto anni di aggiustamenti e aggiornamenti lo spettacolo con cui il Blue Man Group torna agli Arcimboldi dal 19 al 24 marzo è abbastanza diverso da quello che Matt Goldman, Phil Stanton e Chris Wink, gli uomini blu originali, portarono in scena nel ’91 all’Astor Place di Manhattan, teatro off Broadway di Lafayette Street divenuto il centro di gravità permanente del loro impero. Ma l’empatia della performance è sempre la stessa, come sottolinea anche la reazione del pubblico stiriano radunato questo fine settimana sulle gradinate della Stadthalle di Graz, terzultima tappa sulla strada che (ri)porta le svagatezze tecnologiche del trio a Milano.

«L’esperienza agli Arcimboldi di un anno e mezzo fa è stata fantastica, perché il pubblico ci ha rovesciato addosso la sua energia trasformando lo spettacolo in una vera e propria festa», spiega Adam Erdossy, veterano della produzione attualmente in tour in Europa con ben 13 anni di repliche sulle spalle. Da quella saletta newyorkese con meno di trecento posti a sedere, infatti, il Blue Man s’è trasformato in un colosso dell’entertainment con spettacoli stanziali a New York, Boston, Chicago, Orlando, Las Vegas e Berlino e due compagnie in tour sulle strade del Nordamerica ed Europa. Lo stupore allucinato dei tre esserini caduti sulla terra davanti ai misteri della tecnologia e della scienza dà lavoro, infatti, ad una cinquantina di persone negli uffici di New York e ad altre 450 in giro per il mondo.

Tutto col marchio del Cirque du Soleil, che nell’estate del 2017 ha acquistato da Goldman, Stanton e Wink la Blue Man Productions per una cifra segretissima che, secondo alcuni analisti, potrebbe aggirarsi attorno ai 60-70 milioni di dollari. «Il legame col Cirque ci dà dei grossi vantaggi a livello distributivo in paesi come la Russia e Sudamerica dove, contando solo sulle nostre forze, non saremmo arrivati mai», ammette il direttore musicale dello show Nils Westermann. «Questo ci consente di allargare considerevolmente il nostro raggio d’azione». Al di là delle gag e delle invenzioni, l’iterazione della band di Westermann con le percussioni suonate dagli uomini blu e ricavate da tubi industriali in pwc rappresenta il cuore pulsante dello spettacolo come dell’arte Blue Man (da ricordare la nomination al Grammy strappata nel 2000 dal primo dei tre album dati alle stampe finora). «La musica che suoniamo nello show è un linguaggio e, come ogni vocabolario, è cosa viva, votata ad espandersi, ad incamerare sempre nuove espressioni, capaci di renderla più moderna ed aderente ai modi e ai tempi della rappresentazione», dice Westermann. «Ogni sera la sfida più grande è quella di capire dallo sguardo qual è la persona giusta da tirare dentro nello show», conclude Erdossy. «Non c’è una formula, ma tutti e tre sappiamo che azzeccare la scelta significa ipotecare la riuscita dello spettacolo, perché è attraverso quella persona che il pubblico entrerà in sintonia con noi».