Umberto Eco (FotoSchicchi)
Umberto Eco (FotoSchicchi)

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I libri di Umberto Eco fra Milano e Bologna. A meno di contrattempi dell’ultimo minuto, arriverà a breve la fumata bianca nella trattativa tra ministero dei Beni Culturali e famiglia Eco su come e dove regalare ai posteri l’imponente e prezioso lascito librario del semiologo, scomparso il 19 febbraio del 2016 all’età di 84 anni. L’accordo dovrebbe infine compiersi nei termini già noti: a Bologna – in un nuovo spazio bliotecario attiguo alla Bub – arriveranno i volumi più moderni, oltre 30mila, assieme a diversi appunti e manoscritti del professore. A Milano invece, alla biblioteca Braidense, verranno allocati i cosiddetti volumi antichi. L’accordo tra la famiglia – i figli Carlotta e Stefano, la moglie Renata – e i Beni Culturali dovrebbe essere ratificato dopo alcuni passaggi tecnici mancanti, uno di questi alla Corte dei Conti. Perché, è bene ricordarlo, è il ministero che acquista in toto i libri di Eco: la parte antica destinata a Milano verrà acquistata e poi gestita – di qui il passaggio finale in Corte dei Conti –, la parte più moderna destinata a Bologna verrà invece donata dalla famiglia allo Stato, che a sua volta la trasferirà alla città mediante un accordo da stilare con l’Università.

Dopo gli ultimi passaggi tecnici, le tempistiche sono in via di definizione, dovrebbe partire il trasferimento fisico dei volumi, con l’ Alma Mater che farà nascere tra via Zamboni e piazza Puntoni un grande spazio dedicato al semiologo, dal quale dovrebbero nascere seminari, incontri guidati, letture, gruppi di studio. La trattativa per il trasferimento dei libri di Eco tra Milano e Bologna, in ballo ormai da quasi tre anni, si era temporaneamente arenata a causa della scelta del ministero dei Beni Culturali (all’epoca il ministro era il grillino Bonisoli) di apporre un vincolo su tutta la collezione. Più precisamente, la Direzione Archivi aveva classificato il tutto come «compendio di interesse storico particolarmente importante». 

Di qui la scelta della famiglia di ridiscutere il tutto, con un ricorso presentato davanti al Tar Lombardia, circa un anno e mezzo fa, che aveva più il sapore di un atto dovuto piuttosto che di una mossa litigiosa, visti i buoni rapporti di fondo tra i Beni Culturali e la famiglia Eco. Nell’ultimo periodo infine la trattativa è ripartita. Le cifre dell’acquisto della parte antica dei volumi da parte dello Stato non sono mai state ufficialmente rese note (si era parlato di circa 2 milioni di euro, cifra non confermata), ma in ogni caso la famiglia aveva più volte ribadito come non fosse una questione di soldi.