Zero controlli su filiera e caporalato. Così la griffe è stata affiancata da amministratori giudiziari

Borse e accessori della Alviero Martini spa realizzati da ditte cinesi. "Macchinari senza dispositivi di sicurezza". Un manager: ho saputo a maggio del subappalto, ma quel fornitore aveva un livello qualitativo elevato.

Zero controlli su filiera e caporalato. Così la griffe è stata commissariata
Zero controlli su filiera e caporalato. Così la griffe è stata commissariata

Una bustina portachiavi con l’iconica cartina geografica aveva un costo di produzione reale di 3 euro, ma era messa in vendita a 48 euro. E lo stesso "ricarico", nel vorticoso giro di appalti e subappalti, veniva replicato per tutti gli altri prodotti: una borsa a mano griffata Alviero Martini passava da 19 a 350 euro. Una catena ricostruita passo dopo passo dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Milano, che hanno risalito la piramide che porta a uno dei portabandiera del Made in Italy, scoprendoci una lunga serie di gravi violazioni alle normative da parte delle piccole ditte che si occupavano della realizzazione degli oggetti di alta moda.

Da qui la decisione, caldeggiata dai pm Luisa Baima Bollone e Paolo Storari e accolta dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale, di disporre l’amministrazione giudiziaria per un anno dell’azienda fondata nel 1991 dallo stilista che le ha dato il nome (e che ne ha ceduto la proprietà a Final nel 2003): saranno il commercialista Marco Mistò e l’avvocato Ilaria Ramoni ad analizzare gli accordi con tutti i fornitori e a "rimuovere, ove necessario, i rapporti contrattuali con soggetti direttamente o indirettamente collegati" con realtà imprenditoriali che di fatto si fondano sul sistema del caporalato. Dal canto loro, i vertici societari, specificando che non risultano indagati né la spa né i suoi rappresentanti, hanno dichiarato di essersi "messi a disposizione dell’autorità giudiziaria" per "garantire e implementare da parte di tutti i fornitori il rispetto delle norme in materia di tutela del lavoro", aggiungendo che "tutti i rapporti sono disciplinati da un preciso codice etico". Secondo le indagini dei militari guidati dal colonnello Loris Baldassarre, Alviero Martini spa avrebbe agevolato "colposamente" – omettendo controlli, ispezioni e audit sulla filiera – ditte che non avevano le capacità per farsi carico della mole di lavoro commissionata e che potevano onorare gli impegni solo ricorrendo a opifici in cui i dipendenti – tutti cinesi e tre su quattro in nero – erano sempre a disposizione del proprietario. Lì lavoravano, a cottimo, con paghe da fame. Lì mangiavano, con un sistema di videosorveglianza a monitorarli. E lì dormivano, in microcamere ricavate nei seminterrati e separate l’una dall’altra da precari divisori di cartongesso. È il caso della Liao Xiangju di Castano Primo, "visitata" dagli investigatori il 20 settembre 2023: gli accessori della linea "Prima Classe" venivano assemblati proprio in quel capannone con gli estintori scaduti e i macchinari con i dispositivi di sicurezza rimossi per aumentare la velocità delle operazioni, nel totale disinteresse per i potenziali rischi corsi da chi li adoperava.

L’impresa individuale operava (sulla base di accordi verbali) per conto di Manifatture Milano, che versava 18-20 euro a borsa e 12-13 euro a marsupio. A sua volta, la srl di Pieve Emanuele riceveva l’ordine a voce dalla Crocolux di Trezzano sul Naviglio, l’unica a comparire ufficialmente come fornitore diretto del brand, in forza di un contratto sottoscritto nel 2018 con tanto di "dichiarazione di effettuare la produzione senza ausilio di aziende esterne". Così non era, come peraltro scoperto dal direttore della produzione di Alviero Martini spa a maggio: a lui, il titolare di Crocolux aveva spiegato che le "tantissime commesse" arrivate da mezzo mondo lo avevano costretto a esternalizzare "parte della lavorazione". Il dirigente si era fermato, stando a quanto da lui stesso dichiarato, a un richiamo formale, chiedendo di essere sempre informato in caso di utilizzo di società terze: "Non ho ritenuto di compiere altre azioni, dato l’elevato livello qualitativo e di servizio del fornitore e la non affatto comune reperibilità di fornitore di siffatto livello".

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