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29 mar 2022

Cornaredo, ascoltate in audizione protetta tre presunte piccole vittime del prete

Avrebbero subìto abusi da don Emanuele Tempesta insieme ad altri quattro bambini tra gli otto e i dodici anni

Don Emanuele Tempesta, il 29enne cornaredese ai domiciliari da luglio 2021
Don Emanuele Tempesta, il 29enne cornaredese ai domiciliari da luglio 2021

Cornaredo (Milano) - Tre minori  sono stati ascoltati ieri in Tribunale a Busto Arsizio, in audizione protetta, perché presunte vittime di abusi sessuali da parte di don Emanuele Tempesta, 29 anni, nativo di Cornaredo, sacerdote a Busto Garolfo ai domiciliari dal luglio 2021 con l’accusa di molestie sessuali ai danni di sette minori, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni. La prossima settimana si concluderanno le testimonianze dei ragazzini, dopodiché la Procura deciderà come procedere.

Assistito dall’avvocato Mario Zanchetti, don Tempesta si è sempre professato innocente respingendo accuse definite "false e infamanti". A far partire le indagini sono state le denunce di alcuni dei genitori dei piccoli, dopo aver raccolto le loro testimonianze. Sotto esame scrupoloso anche tutte le tracce presenti sui dispositivi elettronici usati da don Emanuele. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti durante la pandemia, quando i bimbi sono stati invitati a casa del sacerdote, in piccoli gruppi. Durante i pomeriggi trascorsi tra chiacchiere e videogiochi don Tempesta avrebbe approfittato della situazione per abusare di alcuni di loro.

Le famiglie delle vittime, i sette minori fra gli 8 e i 12 anni protagonisti secondo l’accusa di otto episodi di violenza, non parlano. L’audizione protetta dei bambini è per ora la pietra angolare dell’inchiesta. La comunità, invece, prova già a voltare pagina. Nel silenzio.

Dopo lo sconcerto dei primi giorni seguiti alla notizia diffusa direttamente dalla Diocesi di Milano, tra i cittadini di Busto c’è già chi fa esercizio di incredulità. C’è chi pensa al prete, fermato dalla Mobile di Milano a Bardonecchia dove era in vacanza con i ragazzini dell’oratorio, come un "tradizionalista religioso" ma "incapace di fare male ai bambini" che – secondo l’accusa – sarebbero stati invece attirati nell’appartamento al primo piano dell’oratorio di via Mazzini con la scusa della playstation. L’ipotesi dell’orrore fatica a farsi strada in una comunità da sempre molto vicina alla Chiesa.

 

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