GIULIA BONEZZI; NICOLA PALMA
Cronaca

Violenze, provocazione di Bertolaso "Dateci l’esercito o pagate vigilantes Oppure chiudiamo i pronto soccorso"

L’assessore ieri ha visitato il medico del Policlinico con la gamba spezzata dal figlio di una paziente "Non basta un poliziotto nella metà dei presidi dalle 8 alle 20. Si è superato il limite, non lo accettiamo".

Violenze, provocazione di Bertolaso  "Dateci l’esercito o pagate vigilantes  Oppure chiudiamo i pronto soccorso"

Violenze, provocazione di Bertolaso "Dateci l’esercito o pagate vigilantes Oppure chiudiamo i pronto soccorso"

di Giulia Bonezzi e Nicola Palma

"Noi abbiamo i medici e gli infermieri che vanno a lavorare con la paura di subire aggressioni. Questo non lo posso accettare, l’ho già detto al ministro Orazio Schillaci la settimana scorsa, sto mandando la relazione dell’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario (quella che nel 2021 ha censito oltre 17 mila aggressioni al personale sanitario in Lombardia, di cui 218 con "lesioni severe" e nove "estreme", cioè con l’uso di armi, ndr) "ai ministri dell’Interno, della Salute e della Giustizia. L’ho detto chiaro e tondo a tutti e lo ripeterò. Alla fine, se non ci ascolteranno, chiuderemo i pronto soccorso e manderemo le persone a farsi curare nei commissariati e nelle stazioni dei carabinieri".

Una provocazione, quest’ultima, che dà la misura dell’ira dell’assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso, reduce da una visita al "collega" trentaduenne dei Policlinico che ieri mattina era ancora ricoverato con un femore fratturato in tre punti da un 56enne che mercoledì l’ha atterrato con un pugno e s’è messo a saltargli sopra. Solo perché il medico tentava di spiegargli che non poteva dimettere, come l’uomo pretendeva, l’anziana madre che aveva accompagnato in ospedale due giorni prima, disidratata e deperita dopo averla portata a Milano in auto dalla Sicilia. Non poteva anche perché l’86enne, come hanno riferito al Giorno i nipoti che se ne prendono cura, è affidata a un amministratore di sostegno: lo zio A.F., residente a Villasanta in provincia di Monza, invalido al 100% e in cura in un Cps per disturbi del comportamento, il sabato precedente si era presentato con la moglie nella Rsa di Militello in Val di Catania di cui l’anziana è ospite, e l’aveva prelevata picchiando la nipote che tentava di opporsi (la donna l’ha denunciato per lesioni, refertate in ospedale con prognosi iniziale di 7 giorni). A Milano A.F., per il quale mercoledì era stata avviata la procedura del Tso ma poi non era stato eseguito, è stato denunciato a piede libero dai carabinieri per le "lesioni aggravate" al medico M.L. A ieri non risultava che a suo carico fossero state ancora decise misure cautelari o di sicurezza.

"Ma i medici che lavorano nel settore ospedaliero sono dei pubblici ufficiali – sottolinea Bertolaso –. Se un carabiniere ha il potere di arrestare uno che lo insulta, non vedo perché un medico debba prendere schiaffi o calci e pure stare zitto e abbozzare". M.L., ha aggiunto, "cercava di tutelare la madre di questa persona, che era ricoverata al Policlinico". L’ha trovato "colpito da quest’aggressione che non si aspettava: fa parte della direzione della struttura, non è “in prima linea”". Perché "chi lavora nei pronto soccorso oggi in Italia deve essere proprio innamorato del suo lavoro, affronta rischi che altri colleghi non affrontano. Quando parlo con questi colleghi percepisco preoccupazione e nervosismo, il nostro obiettivo è farli lavorare tranquillamente, perché solo così possono farlo al meglio". E invece "siamo oltre, siamo alle aggressioni nei reparti. È stato superato il limite. Questa situazione deve finire, a noi non basta che nella metà dei nostri pronto soccorso sia garantita la presenza di un rappresentante delle forze dell’ordine dalle 8 fino alle 20". Per colmo di sventura, quando ieri Bertolaso è stato in via Sforza "il posto di polizia alle 9.30 era ancora deserto". In realtà, stando a quanto verificato dal Giorno, l’agente di turno era regolarmente in servizio, ma non si trovava in quel momento nel presidio (riattivato dopo il Covid il 3 aprile scorso in un locale indicato dal Policlinico) perché impegnato in un’altra incombenza all’interno dell’ospedale.

Ma non è stata l’unica osservazione dell’assessore: "Il posto di polizia del Policlinico non ha un segnale né un logo. A che serve se non si riconosce? Il deterrente è importante". Le sue richieste al Governo: "Considerare gli ospedali come strutture di assoluta priorità e rilevanza nazionale. Se si chiede più sicurezza sui treni, nelle piazze e nella movida, permetterete che la si chieda anche per chi garantisce la salute. Se il Governo non è in grado di darci quelle sicurezze, ci dia i soldi per assumere vigilantes in numeri sufficienti. Oppure, c’è l’Esercito che presidia i consolati e le ambasciate: mettano qualche bel mezzo davanti ai pronto soccorso".

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