L’ingresso dell’ex autorimessa di via Meda 11: i cartelli segnalano che a breve partiranno
L’ingresso dell’ex autorimessa di via Meda 11: i cartelli segnalano che a breve partiranno

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È battaglia legale tra la moschea di via Meda e il Comune. L’oggetto del contendere è l’edificio di sei piani che dovrebbe sorgere di fianco al luogo di culto della Comunità religiosa islamica italiana, prendendo il posto di un’autorimessa di tre piani (di cui uno seminterrato) chiusa da diversi anni. Lo scontro a colpi di carte bollate ha già vissuto due tappe interlocutorie, la prima favorevole alla Coreis e la seconda a Palazzo Marino, anche se il merito della questione verrà discusso nell’udienza in programma il 22 marzo 2022: a metà agosto, il Tar ha dato momentaneamente ragione ai responsabili della moschea, ravvisando i presupposti "di estrema gravità e urgenza" legati alla demolizione dell’autosilo e alla successiva ricostruzione; nei giorni scorsi, però, un’altra ordinanza dello stesso Tribunale ha respinto la domanda di sospensione dei provvedimenti impugnati, ritenendo che "il danno paventato si riferisce principalmente a pregiudizi collegati alla realizzazione dell’intervento edilizio, da ricondurre all’attività materiale e non provvedimentale, che trova idonea tutela in sede giurisdizionale ordinaria".
Dalla lettura degli atti , emerge che il 10 aprile 2019 la società Disegnare srl ha chiesto al Comune il via libera per la ristrutturazione edilizia dell’autorimessa di via Meda 11, "con cambio d’uso per realizzare un edificio con destinazione prevalente residenziale" di sei piani fuori terra, più due piani interrati e box. Il 16 aprile 2021, Palazzo Marino ha rilasciato il permesso di costruire, a valle di un complesso iter procedurale che ha ottenuto tutti i placet necessari. Il piano di intervento ha infatti ottenuto il parere favorevole di Conferenza di Servizi, Area Sportello unico per l’edilizia del Municipio 5, Commissione Paesaggio, Area Bonifiche, Arpa e Ats metropolitana. Tutti atti ora impugnati dai legali della Coreis, che hanno pure contestato la parte del Pgt (Piano di governo del territorio) che autorizza opere simili "in presenza di un luogo di culto e dei relativi spazi inclusi nel Piano delle attrezzature religiose".
Sì, perché uno dei muri perimetrali dell’autorimessa confina con lo stabile che ospita la moschea al-Wahid e la sede nazionale della Comunità religiosa islamica italiana. Senza contare, fa sapere Yahya Sergio Yahe Pallavicini, presidente della Coreis e tra le voci più autorevoli dell’Islam aperto e moderato (in questi giorni impegnato a Bologna nel G20 Interfaith Forum per il dialogo interreligioso), che "da mesi i fedeli utilizzano la corte interna per la preghiera, così da garantire il distanziamento e rispettare le normative anti-contagi". A indispettire l’imam è stato soprattutto l’atteggiamento dei costruttori, "che non ci hanno mai contattati per spiegarci il progetto", salvo poi "prendere accordi con i residenti degli altri palazzi confinanti sui tre lati restanti".
Una totale assenza di interlocuzione che ha alimentato i dubbi e le preoccupazioni sulla fattibilità di un’opera ritenuta troppo invasiva e sulle questioni legate alla sicurezza del cantiere: "Vogliamo vederci chiaro", aggiunge Pallavicini. Che chiede pure un intervento del Comune, la vera controparte nella diatriba giudiziaria in corso: "L’amministrazione avrebbe dovuto farsi garante del confronto tra noi e l’impresa, ma ci siamo ritrovati davanti al fatto compiuto". Cioè il lasciapassare per costruire uno stabile di sei piani a due passi dalla moschea al-Wahid.