Da sinistra il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Luciana Lamorgese, il ministro Matteo Salvini e il governatore Attilio Fontana
Da sinistra il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Luciana Lamorgese, il ministro Matteo Salvini e il governatore Attilio Fontana

Milano, 29 settembre 2018 - Annuncia che l’ex Cie di via Corelli riaprirà «entro la fine dell’inverno» come Centro di permanenza per i rimpatri (e non più per accogliere richiedenti asilo), e ribadisce che di strutture simili ce ne saranno «cinque in tutta Italia, con l’obiettivo di triplicare entro l’anno prossimo le espulsioni». Spiega di non temere quell’effetto bivacchi, quell’aumento dei senzatetto in città, denunciato dal Comune di Milano e riserva solo un accenno alle nuove disposizioni in fatto di sgomberi degli alloggi e degli edifici occupati abusivamente.

Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini a margine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata ieri in Prefettura. Presenti il prefetto Luciana Lamorgese, alla sua ultima apparizione pubblica prima della pensione («Lascia un buon terreno a chi verrà dopo», ha sottolineato il vicepremier leghista), il sindaco Giuseppe Sala e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Una riunione che sembrava destinata a dire di più sul decreto sicurezza e immigrazione firmato dallo stesso Salvini. Invece l’unico sgombero del quale si è parlato è stato quello di corso Monforte e delle vie immediatamente limitrofe, ieri mattina rese inaccessibili a pedoni e automobilisti per via dell’arrivo del ministro. Una scelta che non è piaciuta a Sala: «Non è questa la Milano alla quale penso io», scandisce il sindaco. «Non decido io le misure di sicurezza», replica il ministro.

Meglio virare sull’impatto del decreto sulla gestione dei migranti nelle città. Nei giorni scorsi, Pierfrancesco Majorino, assessore comunale alle Politiche sociali, ha fatto sapere che il decreto produrrà a Milano «altri 800-900 senzatetto», spiegando che tali diventeranno quei «richiedenti asilo che non avranno più diritto di essere accolti nei centri di prima accoglienza». Netta la replica di Salvini: «È la legge, non posso rinunciare ad applicarla per evitare che la gente stia a spasso». Poi il numero uno del Viminale spiega che l’effetto combinato della riduzione degli sbarchi e dell’aumento delle espulsioni e dei rimpatri volontari farà in modo che «a Milano non ci saranno centinaia di bivaccanti in strada». «Dall’inizio dell’anno a oggi, i richiedenti asilo in Italia sono passati da 183mila a 152mila e le domande di asilo da 83mila a 60mila – dettaglia il ministro –. A Milano, grazie alla stretta data da questo Governo, i richiedenti asilo sono 390 contro gli oltre 3.300 dello scorso anno. Inoltre entro la fine dell’inverno riapriremo il Centro di via Corelli, ne avremo 5 in tutta Italia, con l’intento di raddoppiare a breve termine e triplicare entro il prossimo anno i centri per l’espulsione. Infine, investiremo nei rimpatri volontari assistiti, che sono già in aumento». Conclusione di Salvini: «Non avremo problemi a riallocare chi attualmente è ospitato. Con la riduzione degli arrivi, potremo usufruire di strutture preesistenti».

Nel pomeriggio la replica di Majorino: «Salvini è stato pericolosamente ambiguo sugli 800-900 richiedenti asilo presenti nei centri di prima accoglienza e che, nei prossimi mesi, diventeranno senzatetto. Falso rispondere che ci saranno i rimpatri, perché non ci saranno e queste persone rimarranno nelle nostre strade come un problema scaricato sulla città a causa dei contenuti del suo decreto e del fatto che il sistema Sprar e le misure di integrazione saranno drasticamente ridimensionati». L’assessore ribadisce che, a suo avviso, sarebbe meglio destinare il Centro di via Corelli «ai milanesi senza casa». Capitolo sgomberi. Nel corso della riunione è stato il sindaco a frenare: «È chiaro che le occupazioni sono situazioni di illegalità, ma dobbiamo capire dove va a finire chi viene sgomberato. I milanesi preferiscono sapere che alcune case sono occupate abusivamente o vedere queste persone che dormono per strada, nelle macchine e nei parchi?». Ma ogni dettaglio e ogni polemica sembrano rimandate. «L’idea di Milano mia e di Sala è uguale: vogliamo che i nostri figli prendano la metropolitana e possano andare a Rogoredo senza elmetto. Vogliamo una città cosmopolita, pulita, ordinata, in cui tutti rispettano le regole» dice Salvini. «Sono soddisfatto, al di là delle differenze che ci sono e continueranno a esserci», ricambia il sindaco.