MARIANNA VAZZANA E GIUSEPPE NAVA
Cronaca

Seveso, l’alluvione delle carte bollate: scontro fra Milano e hinterland in tribunale

Vasche di laminazione, ritardi e promesse. Le ragioni del si e del no

esondazione Seveso

esondazione Seveso

Milano, 2 agosto 2020 - Due milioni e mezzo di euro che possono - secondo chi ha steso il progetto - evitare che come regolarmente accade dagli anni Settanta Milano finisca sott’acqua a causa del Seveso, onesto rigagnolo durante i giorni di bonaccia, impetuoso torrente che esce dall’invaso (artificiale) dentro cui attraversa la città, dopo i temporali in Brianza. Quattro ricorsi a diverse autorità pendono ancora, con l’opposizione di Comuni e cittadini, sul piano delle cinque vasche di laminazione che dovrebbero evitare alla zona di Niguarda di trasformarsi in Venezia quando piove un poco più forte. Ma il dialogo fra favorevoli e contrari resta molto difficile.

Niguarda: è un incubo, aiutateci

Allerta arancione per rischio temporali fino a domani. «Ci risiamo», è il ritornello nella zona di Niguarda, a Milano, dove poco più di una settimana fa gli abitanti hanno dovuto fare i conti con l’ennesima esondazione del Seveso, sorvegliato speciale Insieme al Lambro. Strade allagate, auto nel fango, melma in cantina è la normalità in questi casi. Tra i residenti alle prese con i disagi c’è Alfredo Fabozzi, che è amministratore del condominio di viale Marche 40, la cui rampa dei box a ogni nubifragio viene invasa da una cascata  Come vi preparate quando arriva l’allerta della Protezione civile?  «Preghiamo... A parte questo, aspettiamo delle nuove paratie mobili da collocare all’ingresso, sperando che servano. Il condominio le ha ordinate ma non sono ancora arrivate. Quelle che abbiamo già non sono efficaci. Il problema si potrà risolvere solo con la realizzazione delle vasche di contenimento, che attendiamo da anni. Adesso possiamo solo correre ai ripari con interventi alla nostra portata. Ma, quando il flusso è davvero abbondante, i pozzi perdenti che abbiamo in cantina non riescono ad assorbirlo».  Quali sono i disagi principali?  «Le auto in sosta si riempiono di muffa e ci sono disagi pure per l’associazione culturale islamica che ha la sede accanto ai box. Senza contare che è difficile programmare lavori di riqualificazione allo stabile, che verrebbero rovinati dall’acqua. Ancora: durante l’esondazione del 15 maggio siamo rimasti senza corrente per ore e molta gente ha perso le scorte di cibo nei congelatori».  Che si può fare, in attesa delle vasche?  «Il Comune dovrebbe pensare a soluzioni temporanee, dando incentivi per pompe e paratie ai condomìni e alle realtà più colpite».  

Bresso: No ai veleni sotto casa

Matilde Minella è la portavoce del Comitato “No Vasca”: dalle sue finestre del Supercondominio di via Papa Giovanni XXIII 43, a Bresso, vedrà la vasca di laminazione che sta per sorgere al Parco Nord Milano a poco meno di 100 metri.  Signora Minella, la prima vostra battaglia è salvare il bosco da 4 ettari?  «Sì, dovremo dire addio a un habitat naturale costruito negli anni. Siamo preoccupati per l’avvio dei lavori, che porteranno al taglio della macchia dei cespugli e degli alberi. Spariranno le specie dell’assiolo, del germano reale e dell’airone cenerino: vogliamo salvarli. Almeno il taglio inizi in autunno, dopo la nidificazione. E non prima!». Lanciate anche l’allarme rispetto alla tutela della vostra salute: si parla di evaporazione di fanghi dalle sponde.  «Il progetto prevede che siano abbattuti alcuni tratti delle sponde, per far posto al manufatto che convoglierà le acque nella vasca. Sugli argini si sono raccolti i fanghi delle acque reflue, che si disperderanno nell’ambiente. Questo è il primo problema sanitario, ancora prima degli scavi della vasca. Il paradosso è che senza le sponde, rischiamo che il fiume esondi nel parco sotto i nostri balconi».  In autunno saranno discussi i ricorsi del Supercondomio. In che altro modo intendete muovervi?  «Sono 4 i ricorsi pendenti al Tribunale delle Acque, dove abbiamo anche impugnato la bocciatura alla sospensiva cautelare dei lavori. Chiediamo poi a Regione Lombardia, competente in materia, che esegua una Valutazione d’impatto integrato ambientale e sanitario, la Viias: vogliamo sapere quale impatto potranno avere le acque sporche del Seveso sulla nostra salute, tenendo conto dell’attuale emergenza sanitaria». 

 

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