Vaprio, riapre il ponte dopo mesi di lavori: fine del cantiere, stop alle code

Sostituite le parti usurate dal tempo, resta il divieto di passaggio per i Tir oltre le 3,5 tonnellate

Riapre il ponte di Vaprio sull'Adda

Riapre il ponte di Vaprio sull'Adda

Operazione sicurezza per il ponte di Vaprio, chiude il cantiere infinito. Da lunedì prossimo stop ai disagi per gli automobilisti costretti da giugno al senso unico alternato per passare dalla sponda milanese a quella bergamasca dell’Adda. Una manovra che coinvolge 20mila mezzi al giorno. Il viadotto riapre dopo otto mesi di lavori e due anni di ritardo nell’avvio per i costi alle stelle dell’acciaio. Sono stati sostituiti tutti i pendini usurati dal tempo. Resterà il divieto di transito per i camion oltre le 3,5 tonnellate, una misura di alleggerimento per la striscia d’asfalto inaugurata nel 1957 prevista da un vecchissimo Accordo di programma firmato dai Comuni della zona e dalla Regione rimasto sulla carta per 20 anni.

A far slittare il ritorno in un primo tempo fissato per le festività natalizie, ha contribuito anche la piena del fiume che a inizio novembre aveva danneggiato un’impalcatura. Ma per il Comune la priorità era "la tutela del cavalcavia e di chi lo attraversa" e aveva chiesto un po’ di pazienza. Ora, l’attesa è conclusa, ma è stata più lunga del previsto. L’opera da 1,2 milioni doveva essere portata a termine nel 2021, ma è cominciata con 2 anni di ritardo fra rincari dei prezzi e problemi tecnici che avevano spinto l’azienda che si era aggiudicata l’appalto a recedere dal contratto. Il restyling alla fine è scattato la primavera scorsa, sostituzione dei tiranti usurati, sullo sfondo la paura di imboccare il cavalcavia dopo la tragedia del ponte Morandi.

In città non c’è mai stato nessun pericolo del genere, ma l’Amministrazione ha sempre chiesto che si accelerasse "anche solo per scongiurarlo sulla carta". I tempi dell’intervento si sono dilatati per gli aumenti al 200% delle materie prime innescati dalla guerra in Ucraina che avevano finito per far sballare il quadro economico. Sul collegamento che unisce due territori fra i più ricchi e i più intasati della Regione il viavai ha causato il deterioramento delle funi che lo reggono. Un milione e 200mila euro il costo della manutenzione sostenuto a metà da Città Metropolitana, il resto dalla Provincia di Bergamo che ha riassegnato la commessa dopo la risoluzione consensuale con la ditta selezionata in origine proprio per mancanza di un accordo sui nuovi listini.

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