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18 giu 2022

Vaiolo delle scimmie, contagiati 35 lombardi

Sono quasi metà dei 71 casi censiti in un mese in Italia. Ormai gli infettati "autoctoni" superano quelli che hanno contratto il virus all’estero

18 giu 2022
giulia bonezzi
Cronaca
Il laboratorio del Sacco è il centro di riferimento per le analisi insieme al San Matteo di Pavia
Il laboratorio del Sacco è il centro di riferimento per le analisi insieme al San Matteo di Pavia
Il laboratorio del Sacco è il centro di riferimento per le analisi insieme al San Matteo di Pavia
Il laboratorio del Sacco è il centro di riferimento per le analisi insieme al San Matteo di Pavia
Il laboratorio del Sacco è il centro di riferimento per le analisi insieme al San Matteo di Pavia
Il laboratorio del Sacco è il centro di riferimento per le analisi insieme al San Matteo di Pavia

di Giulia Bonezzi

Sono arrivati a 35 i casi di vaiolo delle scimmie individuati in tre settimane e mezza in Lombardia, e ormai quelli "autoctoni", cioè per i quali si ipotizza che il contagio sia avvenuto in Italia, superano 21 a 14 quelli in cui il virus è stato contratto all’estero. Tutti gli "autoctoni" tranne due hanno manifestato sintomi a partire dal primo giugno, mentre gli "esteri" si concentrano (eccetto tre) nella seconda metà di maggio.

È un’evoluzione tutt’altro che inattesa per i focolai, "che tendono ad autolimitarsi restando per lo più molto circoscritti", dell’attuale catena di diffusione del monkeypox, soprattutto europea. La prima individuata senza legami riconducibili ai Paesi dell’Africa occidentale e centrale in cui il virus è endemico, per la quale si ipotizza una trasmissione "attraverso i rapporti sessuali", ha ricordato ieri il direttore generale della Prevenzione al Ministero della Salute Gianni Rezza, anche perché le pustole – sintomi caratteristici della malattia che provoca anche "febbre, spossatezza, dolori muscolari, talvolta linfonodi dolenti", in genere in forma lieve e che si risolve da sola nel giro di due-tre settimane – "almeno in questa fase si sono presentate in numerosi casi soprattutto sui genitali, nella zona inguinale e perianale, talvolta intorno alla bocca". Il monkeypox, ha chiarito Rezza, si può comunque trasmettere tra esseri umani attraverso vari contatti diretti e stretti, con le lesioni cutanee o i fluidi corporei di una persona infetta ma anche con le lenzuola e i vestiti che ha usato e, più raramente, attraverso i "droplet", le goccioline di saliva, benché sia necessario "un prolungato faccia a faccia". L’Italia non è in prima linea tra i Paesi europei più colpiti: a ieri aveva confermato 71 casi totali di vaiolo delle scimmie, e "non sono molti, ma è importante far sì che non aumenti la diffusione", ha spiegato Rezza, invitando chi ha sintomi "a contattare il proprio medico" e "seguire le indicazioni delle stutture sanitarie di riferimento se si risulta positivi".

Tornando ai 35 lombardi che hanno contratto il monkeypox nell’ultimo mese, sono tutti di sesso maschile e il 60% (21) ha tra i 30 e i 39 anni; un altro 28% (dieci) sono quarantenni, poi ci sono due ventenni e altrettanti cinquantenni. Il 63% (22 su 35) risiede nel territorio dell’Ats di Milano e Lodi, altri sei in Brianza, tre nell’Ats dell’Insubria (Varese e Como), due nella Valpadana (Cremona e Mantova), uno nel Pavese e uno nel Bresciano.

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