Il centro di Novegro
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Milano, 3 maggio - Un milione di lombardi, cioè uno su dieci, è stato immunizzato con due dosi di vaccino antiCovid (Pfizer, Moderna o AstraZeneca), ha annunciato ieri a metà giornata con un tweet la vicepresidente della Regione con delega al Welfare Letizia Moratti. Del milione di doppie dosi, ha spiegato, "il 60%" è andato a ultraottantenni, mentre altri due milioni e mezzo di persone hanno ricevuto la prima dose di vaccino, il che porta al 35% (più di uno su 3) i lombardi che hanno ricevuto almeno un’iniezione-scudo. In provincia di Milano la copertura con almeno una dose è del 26,8% dei vaccinabili (e non la più alta, Cremona è al 33,8% e anche Bergamo, Lecco e Pavia sono sopra il 30%), in città del 26,7% ma le vaccinazioni complete di richiamo hanno raggiunto l’11,3% del target, sopra la media regionale. La media quotidiana d’iniezioni "è superiore alle centomila", ha sottolineato Moratti, prevedendo che la Lombardia sarà "la prima regione che raggiungerà l’immunità di gregge con la campagna".

Anche il Primo Maggio, festa dei lavoratori, i lavoratori della sanità hanno garantito, insieme ai volontari, l’iniezione di 93.365 dosi d’antiCovid che entro sera hanno portato il totale a tre milioni 470.208 dall’inizio della campagna (i tre milioni e mezzo sono stati superati ieri). Alle sei di sabato sera, il sistema di prenotazione Poste ha aperto le porte anche ai malati cronici under 50 fino ai sedici anni (al di sotto non è possibile perché non ci sono ancora farmaci approvati per i minori): come i cronici 50-59enni, che possono prenotare l’iniezione dal 28 aprile, ora anche i lombardi nati tra il 1972 e il 2005 in possesso di un’esenzione per patologia possono fissare appuntamento per il vaccino. Le modalità sono le medesime: chi non riesce ad accedere alla piattaforma può cliccare sul pulsante "richiedi abilitazione" per inserire i propri dati ed essere sbloccato nel giro di 24/48 ore (chi non ha davvero l’esenzione e si registra rischia le sanzioni penali previste dalla legge).

Le aree di patologia delle esenzioni sono quelle indicate nella "tabella 3" delle raccomandazioni nazionali del 10 marzo (malattie respiratorie, cardiocircolatorie, neurologiche, diabete e altre endocrinopatie, Hiv, insufficienza o patologia renale, malattie autoimmuni o immunodeficienze primitive, malattie epatiche, cerebrovascolari e oncologiche), più o meno le stesse degli "estremamente vulnerabili" ma senza le restrizioni che inquadravano quei malati più prioritari. Basta invece l’esenzione che hanno anche malati meno gravi per rientrare in questa "categoria 4" del piano vaccinale nazionale appena entrata in prenotazione per intero in Lombardia, che nel piano nazionale, basato sul rischio reale che si corre prendendo la Cpvid, veniva subito dopo i sessantenni. Ed è l’ultima prima del “resto del mondo“: i prossimi a potersi vaccinare saranno i lombardi tra i 59 e i 16 anni, che non hanno esenzioni e non sono caregiver. Non è ancora noto se si procederà a scaglioni, ma il generale-commissario Francesco Paolo Figliuolo ieri ha detto che "il prossimo step saranno le classi produttive, i vaccini arriveranno, maggio sarà un mese di transizione". Prima, ha sottolineato, occorre mettere "in sicurezza gli over 60, soprattutto gli over 65", poi "si può aprire in maniera multipla e parallela a tutte le classi d’età".

La fascia dei sessanta-settantenni, che in Lombardia è entrata in vaccinazione tra il 12 e il 23 aprile, è anche la destinataria di AstraZeneca (tendenzialmente, la valutazione è sempre del medico dell’anamnesi), e le resistenze a questo vaccino (dovute spesso a diffidenza dopo passati stop-and-go ma in qualche caso a motivi futili come il richiamo in agosto) allungano le anamnesi e a volte le attese nei centri vaccinali. "Nei giorni scorsi a Milano – ha raccontato ieri in tv il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, che è medico – ho convinto io una signora che non voleva AstraZeneca a vaccinarsi".