Alessandra Dolci
Alessandra Dolci

Milano, 27 novembre 2020 - Il Covid ha esposto le imprese a una fragilità economica che le rende sempre più esposte a fenomeni come l’usura e l’estorsione. Ci sono vuoti creati dalla pandemia nei quali si è inserita con forza la criminalità organizzata, tentando di fare affari sull’impoverimento altrui, di "strozzare" chi si trova in difficoltà non tanto per guadagnare dai tassi usurari, quando per impossessarsi dei beni immobili e controllare la piccola economia dei quartieri.

Lo rivelano i risultati del sondaggio di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza presentati ieri mattina in un convegno online a cui hanno partecipato anche Renato Saccone, prefetto di Milano, e Alessandra Dolci, procuratore della Repubblica aggiunto e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Milano. La ricerca, svolta in forma anonima su circa 400 imprese del territorio e intitolata "La criminalità al tempo del Covid: quali pericoli per le imprese", segue quella fatta a giugno dall’associazione di categoria. "I casi di usura - si legge nel rapporto - sono cresciuti dai 4 del 2018 ai 17 del 2020 e quelli di estorsione da 16 a 22". Sulla nuova figura dell’usuraio è intervenuto il procuratore della Dda Alessandra Dolci per spiegare come il fenomeno abbia preso una piega ancor più grave: "Una volta i mafiosi non praticavano l’usura, oggi sì e sempre più spesso, è così che si accapparano immobili e negozi per poi controllare piano piano l’economia di vicinato, e dalle nostre indagini - prosegue - risulta che a segnalare le persone in difficoltà sono talvolta i ”dipendenti infedeli“ delle banche".

Altro elemento di riflessione: il ricorso al patrimonio aziendale da parte degli imprenditori, anzichè alle banche. Da giugno a novembre 2020, è aumentato dal 64% al 69%, il ricorso al prestito bancario dal 43% al 56% mentre i fornitori che fanno credito sono calati dal 52% al 37%. Da giugno a novembre anche le proposte di acquisto di attività per un valore inferiore a quello di mercato sono aumentate del 5%. Un dato allarmante. Il procuratore capo della Dda conferma che i dati trovano una corrispondenza nei risultati delle attività investigative, tranne nella volontà di denunciare che resta una "buona intenzione". Anzi sono sempre meno le persone che decidono di stare dalla parte della legge, molti preferiscono pagare il pizzo, piccole somme cinquecento, mille euro, pure in gravi diffcioltà economiche, ma pagano. "La pandemia è iniziata da 8 mesi - spiega Dolci - e noi non abbiamo ancora ricevuto una denuncia. Questo ci fa riflettere. Non si denuncia per vari motivi: per paura, per timore, ma spesso anche per acquiescenza, si accetta il ricatto, si fa finta di niente e si va avanti. Ricordiamoci - aggiunge - che questo non è un comportamento neutro, perché riconosce autorità al crimine organizzato o al soggetto contiguo. Denunciare è un dovere morale, nei prossimi mesi mi aspetto delle risposte". Il prefetto Saccone, invece, si è concentrato su un altro dato emerso dalla ricerca: l’aumento dei furti (dallo 0% di marzo al 9% di novembre) e dei danneggiamenti, dove i più colpiti sono gli hotel e la ristorazione. "Sono reati, però, che non sono direttamente riconducibili all’inquinamento dell’economia sana- dice Saccone- in Italia nel 2014 ci sono stati 12.173 furti e nel 2019 8.682, il 30% in meno.
Milano è relativamente tranquilla, da questo punto di vista, se confrontata con altre grandi città europee. Per contrastare, invece, l’usura e l’estorsione abbiamo firmato un patto con il Comune: è su quest’aspetto che servono più risorse e personale".

Conclude il vicepresidente di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza Mario Peserico con un bilancio: "Gli effetti prolungati dell’emergenza Covid impattano pesantemente sulla tenuta economica e la liquidità delle imprese. In questa situazione di grave difficoltà per molte aziende, è ancor più importante intensificare il monitoraggio di questi fenomeni, rafforzare la collaborazione con le istituzioni, soprattutto far arrivare i ristori rapidamente e in modo congruo in rapporto alle perdite di fatturato".