Il senso comunitario, il calore del vicinato, la forza della solidarietà. La "scialuppa" con cui la zona Precotto, nella periferia nord-orientale della città, tenta di resistere alla tempesta del Covid-19. Il florido e vario tessuto commerciale e l’alto tasso di residenzialità donano un’impressione di movimento al quartiere che appare sempre animato nonostante i tempi difficili. "La nostra è una comunità unita che cerca di darsi forza con l’aiuto...

Il senso comunitario, il calore del vicinato, la forza della solidarietà. La "scialuppa" con cui la zona Precotto, nella periferia nord-orientale della città, tenta di resistere alla tempesta del Covid-19. Il florido e vario tessuto commerciale e l’alto tasso di residenzialità donano un’impressione di movimento al quartiere che appare sempre animato nonostante i tempi difficili. "La nostra è una comunità unita che cerca di darsi forza con l’aiuto reciproco. Certe volte basta scambiare anche solo qualche battuta per risollevare un po’ l’animo" spiega Pietro Zanotta, titolare dell’ultracentenaria trattoria San Filippo Neri di viale Monza. Anche la sua attività ha dovuto chiudere per pranzo e cena dopo il 6 novembre, ma l’inossidabile chef e patron, sempre al lavoro anche se ha 79 anni, non ha intenzione di mollare: "Ci siamo dovuti reinventare per non soccombere. Siamo sopravvissuti grazie alla rosticceria che abbiamo aperto un anno fa e tramite le consegne a domicilio, consegnando circa 300 pasti al giorno, fra primi e secondi. La metà dei miei 28 dipendenti non è in cassa integrazione. E i nostri prezzi sono rimasti gli stessi di prima, vale a dire 4 euro per un primo e 7 euro un secondo e contorno. Non sarebbe buona cosa lucrare. Quest’anno per la prima volta nella nostra storia garantiremo i nostri servizi anche alla mattina di Natale e il primo gennaio" dice Zanotta. "I residenti sono animati da un forte senso di appartenenza.

Sono molto vicini a noi commercianti e consapevoli delle nostre difficoltà. Il caffè in questo periodo di smart working la gente potrebbe farselo a casa, ma molti preferiscono venire qui a prenderlo d’asporto, come segno di solidarietà" racconta Tina Mancino della caffetteria Mancino. "Il clima non è dissimile da quello che si respira in un piccolo paese. Ci si conosce più o meno tutti" conferma Simona Bertini, terza generazione al timone della storica pasticceria Motta, aperta nel 1957. E Precotto in effetti è stato un comune autonomo fino al 1923, quando è stato annesso alla città di Milano. Al netto delle atmosfere solidali, le difficoltà non mancano: "Abbiamo una perdita del 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, però le tasse mi arrivano comunque. Rispetto al primo lockdown per fortuna possiamo tenere aperti.

Annamaria Lazzari