SIMONA BALLATORE
Cronaca

"Un vivaio per studiare piante a prova di clima"

Il Comune affida a Bicocca seimila metri quadri per 30 anni: la natura detta la durata. Aule a cielo aperto, hotel degli insetti e la serra per testare il verde adatto alla città.

"Un vivaio per studiare  piante a prova di clima"

"Un vivaio per studiare piante a prova di clima"

di Simona Ballatore

Trent’anni: a dettare i tempi dell’ultimo accordo tra il Comune di Milano e l’università di Bicocca non sono “leggi“ o cavilli burocratici, ma i cicli della natura. Così Palazzo Marino affida all’ateneo seimila metri quadri di terreno fra via Roberto Cozzi e via Emilio De Marchi fino al 2053. Un’area che era stata al centro di un primo progetto pilota che aveva dato origine al “Vivaio Bicocca“: "Era il giorno di San Valentino, ed era appena cominciato il Covid – ricorda Massimo Labra, esperto di botanica e biologia molecolare e vegetale –: il Comune ci diede questa area abbandonata per fare ricerca, didattica ed essere ancora più parte del quartiere, in uno spazio condiviso che sta diventando sempre più vissuto anche dai cittadini". Il primo accordo aveva una durata di tre anni: fare vivere l’area era la grande sfida. Sono nati i primi progetti, sono arrivate le scuole. "C’è l’alveare, un laghetto e pure l’insect hotel per sfatare falsi miti e ospitare gli insetti volanti fondamentali per l’agricoltura e i fiori", spiega Labra. È tornato il fiorrancino a fare il nido in città, oggi gli fa compagnia pure un picchio. Nel laghetto hanno trovato casa tre specie di libellule. "È un mega-condominio nel verde", sorride l’esperto mentre nel “giardino dei semplici“ si studiano piante medicinali che potrebbero nascondere altri segreti, come la Ginkgo Biloba. La nuova concessione permetterà di realizzare aule verdi (non impattanti) per gli studenti, che già svolgono gli esami qui. Ci sarà una megaserra che affonda le radici nel Pnrr: "Nascerà un Centro nazionale per la biodiversità - racconta Labra -, con 16 serrette che useremo come ’stress test’ per le piante, per testare quelle che tollerano maggiormente il cambiamento climatico. Ogni cella presenterà condizioni diverse (tanta luce, umidità,...) per trovare le piante che secondo la scienza saranno più adatte a vivere la città nel 2025, nel 2030, nel 2053".

Si guarda lontano, si strizza l’occhio a ForestaMi, si evitano errori strategici nelle future piazze verdi, mentre continua il piano di depavimentazione. E si punta al benessere della persona, col progetto Musa, allargando l’orizzonte a studi cognitivi, comportamentali, sociali. "Un progetto strategico per gli obiettivi di sviluppo sostenibile e transizione ecologica della città, per la salvaguardia di una importante area verde e per rafforzare le relazioni fra il mondo accademico e della ricerca e il territorio", sottolinea l’assessore al Bilancio e Patrimonio, Emmanuel Conte. "È un progetto iconico per il futuro del Paese: tecnologia insieme alla natura con al centro, sempre, l’uomo - conclude la rettrice Giovanna Iannantuoni –. È il frutto di un lavoro congiunto tra le istituzioni, al servizio dei cittadini".Si.Ba.

M.Min.