ALESSANDRA ZANARDI
Cronaca

Uccise medico con un’accetta A processo con rito immediato

Benedetto Bifronte il 13 dicembre colpì alla testa Giorgio Falcetto fuori dal pronto soccorso del Policlinico San Donato

di Alessandra Zanardi

È stato mandato a processo con rito immediato Benedetto Bifronte, il 62enne che il 13 dicembre scorso ha colpito alla testa con un’accetta, all’esterno del pronto soccorso del Policlinico San Donato, il medico Giorgio Falcetto, 76 anni, morto in ospedale il giorno dopo l’aggressione. Il gip di Milano, infatti, accogliendo la richiesta del pm Giovanni Polizzi, ha disposto il giudizio immediato per l’imputato, difeso dall’avvocato Stefano Gerunda e accusato di omicidio volontario senza aggravanti. Quel mattino l’uomo avrebbe colpito il medico con un’ascia, come risulta dagli atti, dalla lama lunga 15 centimetri. Stando all’ordinanza del gip, che aveva convalidato il fermo dei carabinieri e disposto la custodia in carcere, Bifronte aveva mostrato la sua incapacità di controllare i propri impulsi di aggressività anche perché girava con un’accetta nel bagagliaio della sua auto. Macchina che quel mattino aveva urtato quella del medico. Dall’incidente è scaturita una lite, finita con l’omicidio. "Mi ha rovinato la vita", aveva anche detto il 62enne cercando di giustificarsi dopo il fermo, imputando al dottore di avergli causato problemi di salute due anni prima e concludendo il suo racconto a verbale con questa frase: "Il medico che mi ha fatto le due flebo mi ha rovinato la vita". La Procura non ha contestato, però, l’aggravante della premeditazione e una perizia disposta nelle indagini ha accertato la piena capacità di intendere e di volere, al momento del fatto, da parte di Bifronte. La sua difesa ora potrà valutare se chiedere o meno il rito abbreviato, dato che il reato contestato non comporta la pena dell’ergastolo. Il processo immediato, intanto, è fissato per l’11 luglio davanti alla Corte d’Assise di Milano. La morte di Giorgio Falcetto è rimasta nell’immaginario collettivo come uno dei fatti più cruenti nella storia recente di San Donato, e non solo. Di origine piemontese, il dottore era piuttosto conosciuto nel Milanese, dove aveva collaborato, e in alcuni casi ancora collaborava, con diverse realtà sanitarie. Tra queste il Policlinico San Donato, dove lavorava al pronto soccorso.

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