Truffa a compagnia telefonica, si fanno consegnare mille telefonini e li rivendono sottocosto: 4 arresti

Milano, sei misure cautelari per bancarotta fraudolenta, utilizzo di fatture false, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Nei guai anche un imprenditore, un avvocato e un commercialista

Guardia di finanza
Guardia di finanza

Ci sono anche un imprenditore, un avvocato e un commercialista tra le sei persone destinatarie di altrettante misure cautelari, per un’inchiesta su presunte truffe e reati fallimentari. Per una persona si sono aperte le porte del carcere, mentre altre tre sono agli arresti domiciliari e per due è stato disposto l'obbligo di dimora.

In partiolare dalle indagini è emerso che sarebbero state usate anche “imprese ‘sacrificabili’ per la realizzazione, tra l'altro, di una truffa” ad una compagnia telefonica “nell'ambito della quale gli indagati hanno ottenuto una fornitura di oltre 1000 apparecchi telefonici di ultima generazione con altrettante sim”. E avrebbero tentato, spiegano gli investigatori, “di ottenerne ulteriori ingenti quantità tramite la presentazione di garanzia fideiussoria falsa”. I cellulari “prontamente bloccati dalla società vittima della truffa, erano stati già rivenduti sottocosto a società terze e a ignari consumatori”.

Dall'inchiesta sono venute a galla anche condotte di presunto "abusivismo finanziario, legate alla costituzione di una banca digitale di investimenti in prodotti o strumenti finanziari, realizzato per il tramite di una società di diritto inglese”. Le misure cautelari sono state eseguite per i reati di bancarotta fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture false, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. I finanzieri di Milano, nelle indagini iniziate nel 2021, hanno accertato anche che “il principale indagato già gravato da misure ablative”, come sequestri o confische, e per evitare “possibili aggressioni patrimoniali, alla morte del padre, suo prestanome, ha simulato la riunione di assemblee sociali a cui avrebbe partecipato il defunto, così da trasferire le quote sociali non all'erede, ma a 'teste di legno’” da lui “stipendiate”.

Inoltre il 16 gennaio scorso è stato emesso “un decreto di sequestro preventivo d'urgenza” nei confronti di “numerosi complessi aziendali”.

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