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13 feb 2022

Milano, il raggiro dei trafficanti agli hotel: "Pagamenti con le carte clonate"

Mercanti di uomini, così il gruppo dei camerunensi truffava gli albergatori con i documenti rubati. Un operatore di via Plinio: all’incirca dopo due mesi, la banca mi ha addebitato tutte le transazioni

13 feb 2022
nicola palma
Cronaca
Una delle centrali del traffico di migranti era sotto la “Mela“ davanti alla stazione
Una delle centrali del traffico di migranti era sotto la “Mela“ davanti alla stazione
Una delle centrali del traffico di migranti era sotto la “Mela“ davanti alla stazione
Una delle centrali del traffico di migranti era sotto la “Mela“ davanti alla stazione

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Milano - Il 31 gennaio 2020, gli agenti di una Volante arrivano in via Metastasio, a due passi dal parco Sempione, per un controllo in una struttura ricettiva. Gli addetti alla reception hanno notato qualcosa di strano nella prenotazione e hanno chiamato il 112 per accertare l’identità di chi sta occupando l’appartamento numero 24. Alla porta si presenta Emmanuel N., non Max B. che aveva chiamato per confermare di aver effettuato il check-in on line. Quel nome non è nuovo: nove giorni prima, sempre per lo stesso motivo, è intervenuta una pattuglia dei carabinieri e ha trovato una persona con lo stesso nome nell’appartamento numero 33.

Una coincidenza? No, perché nessuno dei due si chiamava davvero così; e il documento era uno di quelli messi a disposizione ai loro "clienti" dalla banda di trafficanti camerunensi smantellata due giorni fa dalla Squadra mobile. Emerge anche questo dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Natalia Imarisio, che, sulla base degli accertamenti compiuti da polizia e Dda, ha fotografato con dovizia di particolari lo schema che i mercanti di uomini seguivano scientemente per raggirare gli albergatori. Funzionava così. Prima della partenza, i migranti che si rivolgevano alla banda per espatriare illegalmente trascorrevano qualche giorno in un bed&breakfast o in un residence per affitti brevi. Uno del gruppo, tramite Booking.com o altri portali simili, bloccava la stanza pagando con carte di credito clonate e inviando copia di passaporti rubati o contraffatti, e quindi non corrispondenti al reale utilizzatore dell’abitazione. Le location? Vicine agli scali ferroviari Centrale e Cadorna, in centro. Il motivo? A pagare non era né l’asiatico di passaggio a Milano né l’organizzazione. Le card appartenevano a ignari passeggeri del metrò o a turisti che magari qualche ora prima erano stati depredati dal borseggiatore di professione soprannominato "Bajano".

La brutta sorpresa per gli albergatori arrivava qualche tempo dopo, quando le banche si facevano vive per far sapere che i versamenti non erano stati effettuati dai legittimi proprietari delle carte di credito. È il caso, solo per citare un esempio, del gestore di un hotel di via Plinio, che nel marzo 2019 ha ospitato due persone, una originaria del Benin e l’altra della Nigeria, al prezzo complessivo di 293 euro: "All’incirca dopo due mesi – la testimonianza resa agli investigatori guidati dal dirigente Marco Calì – entrambe le transazioni mi sono state addebitate dalla mia banca, poiché i rispettivi titolari delle carte ne hanno disconosciuto il pagamento".
 

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