Tra le case Aler e zona Sempione. Traffico internazionale di droga: 7 bande, 15 condanne fino a 20 anni

Basi anche in Spagna, intercettazioni decisive. "Arriva la coca, top top top". "E l’erba? Quella bella...". Nel blitz sequestrati 240mila euro in contanti e 329 chili di droga. Sotto accusa anche il ras della Barona.

Tra le case Aler e zona Sempione. Traffico internazionale di droga: 7 bande, 15 condanne fino a 20 anni

Parte della droga sequestrata a partire da investigazioni nel carcere di Opera

Quindici condanne, di cui tre a 20 anni di reclusione. Si è chiuso così, con rito abbreviato davanti al gup Mattia Fiorentini, un filone della maxi inchiesta, condotta dai carabinieri e dalla polizia penitenziaria e coordinata dai pm della Dda Gianluca Prisco e Francesco De Tommasi, su un maxi traffico di droga, tra cui cocaina, diviso tra sette gruppi criminali e gestito in quartieri periferici come Barona, Gratosoglio, Comasina e Quarto Oggiaro, e anche a Rozzano, nel Milanese.

A fine aprile scorso erano stati eseguiti una trentina tra arresti e fermi e dall’indagine era emersa la figura del presunto “ras della Barona“ Nazzareno Calajò, non condannato in questa tranche, oltre che un presunto traffico di stupefacenti nel carcere di Opera. Nel processo abbreviato, che vedeva al centro componenti di due presunte associazioni criminali dei quartieri Barona e Gratosoglio e di Rozzano, sono stati condannati, in particolare, a 20 anni Rocco Mandaglio, Luigi Ruggiero e Graziano Valesella, che avrebbe avuto un ruolo di "coordinatore in Spagna dei traffici dell’organizzazione" con "periodiche importazioni" di droga in Italia.

Un’indagata che era finita in carcere, Emilia Abello, difesa dall’avvocato Amedeo Rizza, ha ottenuto i domiciliari dopo la sentenza, che ha riconosciuto un suo ruolo di "partecipe", ma non di "promotrice" dell’associazione. È stata condannata a 8 anni e 10 mesi con le attenuanti generiche, mentre la richiesta era di 12 anni. L‘erba, "quella bella". La coca, "il top, top, top!". L’hashish, "ha un sapore...". Sugli Henkrok, i telefoni criptati ("quelli dei narcos, puoi anche mandarci le foto delle armi"), le ordinazioni di stupefacenti viaggiavano che era un piacere. Ecco la nuova geografia della droga nelle periferie emersa dalle 1.200 pagine dell’inchiesta della Dda coordinata dai pm Gianluca Prisco e Francesco De Tomasi. Indagine che ha preso il via dalle intercettazioni nel carcere di Opera e dal monitoraggio da parte degli agenti di polizia penitenziaria di storici personaggi della malavita milanese, legati ad ambienti mafiosi, detenuti in quel carcere di massima sicurezza. Nelle indagini partite nel 2019 sono stati sequestrati 240mila euro in contanti e 329 chili di droga.

Uno dei gruppi malavitosi più grossi aveva sede nelle case Aler di Rozzano, da lì esercitava attività di cessione, importazione, trasporto e vendita di cocaina, hascisc e marijuana. In questo contesto era emersa la figura di due donne che, oltre a custodire la droga in cassette di sicurezza nelle loro case, riciclavano i proventi illeciti facendoli accreditare su carte Postepay a loro intestate. Il secondo gruppo era a Milano, zona Sempione: aveva perfino una base a Badalona, in Spagna, dove viveva un affiliato al gruppo. In manette anche il “ras della Barona“, Nazzareno Calaiò, nome e volto noto dagli anni ’90. "Senza Nazzareno non si muove niente", diceva uno degli indagati al telefono. Con lui fermate altre sette persone, tra cui il figlio Andrea e il nipote Luca, arrestato su ordine del gip Livio Cristofano.

Red.Mi.

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