FRANCESCO FELICE
Cronaca

Torre Bonnet modificabile nel tempo

Francesco Felice

Buonfantino*

Nel 2017, quando è stata bonificata, Torre Bonnet rappresentava per Milano un progetto pilota di alta tecnologia ed ecosostenibilità. Curiosa per l’epoca la tecnica “Strip out” utilizzata per uno smontaggio selettivo dell’edificio. Il progetto porta la firma dello studio londinese PLP Architetture e di Coima, società immobiliare, e da subito si è configurato tra “gli edifici intelligenti” più moderni. Contestualizzare il luogo in cui è avvenuto il restyling è necessario per comprendere a fondo il progetto: siamo a Porta Nuova, area oggetto di un piano di riqualificazione urbana che include anche la Fondazione Feltrinelli, di cui abbiamo già parlato, e il quartiere Isola. Il nuovo grattacielo Bonnet, investimento da 200 milioni di euro, si inserisce in un contesto green composto di spazi pedonali, piazze ampie e aggregative, giardini, piste ciclabili. L’edificio è un gioiello di tecnologia, un progetto pilota che utilizza i dispositivi dell’IoT, alta domotica, per il controllo attraverso un’app di tutti i servizi interni. Inutile aggiungere che l’intero quartiere punta sull’ecosostenibilità e Torre Bonnet non è da meno: riduzione dei consumi energetici del 30%, fotovoltaico e geotermia per coprire almeno il 65% del fabbisogno energetico annuale dell’edificio. Il grattacielo, più alto di due metri rispetto al passato, prevede facciate in vetro che hanno sostituito il cemento e un rooftop panoramico dal quale osservare tutta la città. Ad affiancare l’opera, un nuovo palazzo: entrambi ospitano negozi e uffici, parcheggi interrati. La caratteristica principale, però, è un’altra: Torre Bonnet è studiata per modificarsi nel tempo ed essere al passo con le esigenze della società. L’intera struttura, infatti, è modificabile e sostituibile, perché costruita a secco. In questo modo si garantisce un veloce cambio di destinazione. L’’intervento ci mostra quello che caratterizzerà gran parte del lavoro degli architetti delle future generazioni: un “retrofit” tecnologico e formale che riutilizza, senza demolire e ricostruire, gli edifici costruiti pochi decenni fa. Lavoreremo sempre più su manufatti esistenti, reinventando forme, funzioni e tecnologie. Tutto questo non deve spaventare o scoraggiare gli architetti più giovani che sapranno, come sempre, raccogliere la sfida regalando alle generazioni che verranno i paesaggi onirici nei quali vivere bene.

*Gnosis Progetti