Milano e l’esasperazione degli studenti pendolari: “Noi, ostaggi degli scioperi”

L’odissea di due universitari che ogni giorno fanno la spola tra la provincia di Como e Milano

Uno dei pendolari: "Mi è capitato di confrontarmi con altri utenti, giovani e non: tutti sono stufi di questa situazione"

Uno dei pendolari: "Mi è capitato di confrontarmi con altri utenti, giovani e non: tutti sono stufi di questa situazione"

“Quando c’è lo sciopero dei treni rinuncio ad andare in università. La cosa più grave è che gli scioperi sono aumentati negli ultimi anni. Mi è capitato di confrontarmi con altri utenti, giovani e non: tutti sono stufi di questa situazione". È la voce di Simone Lo Schiavo, 22 anni, studente all’Università Cattolica al terzo anno di Linguaggi dei media. Pendolare. Vive a Villa Guardia, vicino Como, e per studiare a Milano prende il treno ogni giorno dalla vicina stazione di Portichetto Luisago verso Cadorna.

Ma in caso di sciopero "non ho mai la certezza di riuscire a raggiungere Milano. E allora preferisco seguire le lezioni da remoto, anche se non tutte sono on line". Così ha fatto ieri, giorno di sciopero nazionale indetto dal sindacato Slai Cobas da mezzanotte alle 21.

Le fasce di garanzia non bastano, e lo sottolineano più pendolari: "Quando ci sono gli scioperi anche per me è difficile raggiungere l’università a Milano ma il problema è soprattutto di sera (alle 18, ndr) quando i treni sono garantiti ma le carrozze sono colme di gente", corridoi compresi. Lo dice Giovanni Bruno, studente di 22 anni che frequenta il primo anno del corso di laurea magistrale “Innovation Technology Management” alla Cattolica e che percorre lo stesso tragitto.

Insieme a Lo Schiavo, ogni giorno fa la spola tra Villa Guardia e Milano. I due prendono lo stesso treno per andare a lezione. Si svegliano tra le 6 e le 6.30. Poi Simone raggiunge in auto la stazione di Luisago Portichetto, la più vicina a casa, e prende il treno delle 7.34. Anche Giovanni ha gli stessi ritmi: "Uno dei miei genitori mi accompagna in stazione oppure vado in autonomia, con la mia moto. Al mattino parto sempre un po’ in anticipo per precauzione".

Il tragitto dalla stazione comasca a Cadorna "dura più di un’ora – spiegano gli studenti –, più del previsto, perché i convogli non rispettano gli orari". I ragazzi sperano che Trenord risolva il problema: "A causa dei ritardi o nei giorni di sciopero ho rischiato di non riuscire ad arrivare in tempo per sostenere gli esami. Mi pesa fare avanti e indietro, soprattutto durante gli scioperi", continua Bruno.

E sempre sulle fasce di garanzia: "Quando finisco dopo le 17, che siano lezioni o esami, devo aspettare un’ora prima di poter ripartire". Con il rischio di non riuscire a salire sul convoglio troppo pieno: "Una volta – ricorda Lo Schiavo – c’è stato uno sciopero e ho preso il primo treno disponibile dopo le 18: le carrozze erano piene di pendolari e siamo rimasti bloccati per un’ora perché il personale ferroviario diceva che causa sovraffollamento non si poteva partire. Le persone non volevano scendere perché temevano di non riuscire a prendere il treno successivo. Ho impiegato due ore per rincasare". Un inferno. I due amici hanno valutato di trasferirsi a Milano come fuori sede "ma i prezzi degli affitti sono troppo alti. Ci penserò in futuro – conclude Lo Schiavo – da lavoratore".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro