Elio Franzini, rettore della Statale di Milano
Elio Franzini, rettore della Statale di Milano

Milano, 14 ottobre 2018 - Città Studi da salvare, via Noto da vendere, un campus tutto da progettare: Elio Franzini, il nuovo rettore della Statale di Milano, martedì sceglierà la squadra con cui affrontare il futuro delle sedi e le sfide della didattica.

Rettore, prime scadenze?

«Pensare a Città Studi insieme alle altre realtà milanesi, per anni si è pensato ad andare via senza ragionare su cosa fare lì. Per il Campus invece dobbiamo nominare l’advisor legale entro la fine del mese che ci seguirà nel processo di costruzione del bando. Secondo passo riunire il team per l’analisi politico-strategica con i dipartimenti. Bisogna poi nominare il responsabile unico di progetto e attivare la conferenza dei servizi. Per il progetto servono almeno tre mesi, per la gara sei».

Pronostici: Campus nel 2021?

«Difficile finire prima del 2023. Fra tutto ci vorranno altri 4 anni e 9 mesi per avere la consegna dell’antefatto. Sarà pronta per il centenario della Statale. Se si rivelerà meno sostenibile di quanto ha sostenuto il Cda lo vedranno i rettori dopo di me, ma vorrei evitarlo, la priorità è verificare la sostenibilità del progetto, mettendo i “paletti”. Consideriamo che è prima volta che un’università dà il via a una finanza di progetto di questa portata, essere prudenti è il minimo».

Come immagina Città Studi?

«Consideri i tempi, abbiamo quattro anni per risolvere i problemi di Città Studi. Beni culturali deve trasferirsi a veterinaria, che ha già spostato a Lodi l’attività didattica. L’area vuota andrà poi riadattata, ci sarà anche il Museo dei Diritti di Cristina Cattaneo. I dipartimenti saranno convocati per deliberare: via Venezian e via Balzaretti vogliono trasferirsi senza dubbi, Matematica potrà rimanere lì. Restano da definire Fisica e Informatica. E bisogna riunire le tre università e il Comune per affrontare un discorso serio».

Politecnico e Bicocca si erano fatti avanti...

«Dovremo discutere insieme di terreni non nostri ma demaniali, con i partner pubblici».

Che ne sarà di via Noto?

«Le procedure per la dismissione non sono ancora iniziate, lì abbiamo due edifici di proprietà, relativamente recenti, uno con gli uffici del dipartimento, l’altro con aule. Il secondo è stato inaugurato nel 2004 ed è in buone condizione, dobbiamo metterli in vendita per avere i soldi per trasferire Beni culturali. Il quartiere è stato riconvertito come zona di maison di moda, dobbiamo provarci».

Un trasloco “indolore”?

«I colleghi di Beni culturali sono favorevoli, si avvicinano ad altre attività. E gli edifici non si sono mai inseriti veramente nel quartiere come Città Studi, che ha 100 anni».

Politica reclutamento: corsia preferenziale per gli interni?

«Non ho nulla in contrario alle chiamate di esterni di valore, sia chiaro, ma serve un riequilibrio. In questi anni si è un po’ ecceduto. Anche il Politecnico si ferma al 20%, in Statale siamo arrivati in alcuni anni a un picco del 42% dei punti organico dedicati agli esterni. Esistono capacità di internazionalizzazione all’interno, dobbiamo uscire dalla mitologia del bravo esterno, abbiamo coltivato talenti. Diamo agli interni di prima e seconda fascia la possibilità di crescere».

Ci saranno quindi concorsi per soli interni?

«Saranno possibili fino al 2019. Aspetto di capire quanti punti organico ho a disposizione».

Non sarà un “condono“?

«Di condono non se ne parla. Sono convinto che siano bravi, la parola condono è offensiva. Il legislatore aveva previsto piani straordinari per i migliori fra interni, nel 2013-2014 non abbiamo reclutato nessuno. Bisogna esaltare anche la competizione interna. Mi auguro che i migliori restino».

C’è anche chi è tornato: vincitori di Erc formati in Statale e appena reclutati.

«Grazie al cielo, speriamo tornino di più. Le porte per gli esterni di valore saranno sempre aperte. Non sono un passatista».

Tema ricorsi pendenti: numero chiuso a Lingue e tasse.

«Per il primo sono abbastanza tranquillo: 650 i posti deliberati dal dipartimento, gli iscritti al test non erano molti di più. Per le tasse sarei un pazzo a dire che non mi preoccupa e molto. Resto dell’idea che l’esito del ricorso, nel caso perdessimo, rischia di tradursi in un taglio dei servizi».

Lo diceva anche il suo predecessore...

«Esistono anche punti su cui siamo d’accordo. Certo dovremo ripensare a un nuovo sistema di tassazione».

Salone del mobile alla Ca’ Granda: ci sarà o no?

«Non è vero che non voglio più Interni (mostra del Fuorisalone, ndr). Siamo sotto contratto per il 2019. Ma mi piacerebbe che negli eventi aperti alla città l’università non fosse solo una location ma una palestra di idee per studenti».

E con i festini post laurea come si mette?

«Si è superato un po’ il limite, ci sono stati flash mob e addirittura fumogeni. Ci saranno alcuni richiami all’ordine, serve un forte richiamo al decoro del luogo».