SIMONA BALLATORE
Cronaca

In forma nello spazio, la Statale lancia l’allenamento per astronauti: “Corsa sulle pareti come le moto sul muro della morte”

La scoperta dell’università milanese e il “Moon wall“ per allenare gli astronauti: si riuscirà a correre sulle pareti delle case cilindriche. Benefici muscolari, neurologici e meno disturbi al ritorno dalla missione

Un "muro della morte"

Un "muro della morte"

Milano – Il muro della morte - di motociclistica memoria - si trasformerà nel “Moon wall“ grazie a un team di scienziati dell’università Statale di Milano che ha utilizzato l’attrazione - che spopolava tra fiere e luna park nel Novecento - per dimostrare come gli astronauti potranno riuscire a correre e mantenersi in forma sulla Luna. A coordinare lo studio, fresco di pubblicazione sulla rivista Royal Society Open Science , è Alberto Minetti, professore di Fisiologia.

L’esperimento dei ricercatori della Statale che ricreano il peso spaziale e corrono sul “Muro della morte“ come le moto. L’attrazione noleggiata dalla Statale: è l’unica del genere rimasta in Italia
L’esperimento dei ricercatori della Statale che ricreano il peso spaziale e corrono sul “Muro della morte“ come le moto. L’attrazione noleggiata dalla Statale: è l’unica del genere rimasta in Italia

Facciamo prima un passo indietro guardando sempre la luna: proprio qui, alla Statale, negli anni Sessanta avevate studiato i movimenti degli astronauti...

"Per la Apollo mission, con i professori Rodolfo Margaria e Giovanni Cavagna, avevamo cominciato a costruire il cavedio in via Mangiagalli e avevamo stabilito, con i mezzi di allora, che avremmo avuto seri problemi a muoverci sulla Luna. Un campo che ho continuato a investigare nei miei lavori al Cnr e in Inghilterra, alla Manchester Metropolitan University, e che ho ripreso in mano - riaprendo anche il cavedio - quando sono rientrato a Milano, nel 2006, espandendo il laboratorio di Biomeccanica della Locomozione".

Cosa avete scoperto ora?

"Al centro c’è sempre un tema: quali andature noi umani non possiamo permetterci sulla Terra ma potremmo invece avere in situazione di riduzione di gravità o di ipergravità. Sappiamo che correre sulla Luna non è così efficace come sulla Terra: se un’astronauta ci provasse, finirebbe per saltellare. Però potrebbe correre orizzontalmente sulla parete verticale di un cilindro, come quelle all’interno dei cosiddetti ’muri delle morte’ nei quali si esibiscono i motociclisti. Sulla Terra per un uomo è impossibile perché la potenza muscolare della corsa è insufficiente a raggiungere prestazioni tali da contrastare la gravità terrestre e rimanere “attaccati“ alla parete. Sulla Luna, invece, si può".

Come lo avete dimostrato?

"Noleggiando un “muro della morte“ vero, l’ultimo rimasto in Italia, della famiglia Terrenghi: lo abbiamo ribattezzato “M-Wall” su suggerimento dell’European Space Agency. Ero andato a vedere un’esibizione con mia moglie due anni fa, mi sono messo in contatto con loro e - quando lo hanno rimontato per uno spettacolo - ci siamo presentati per condurre l’esperimento prima che montassero il “cappello“ che copre il cilindro. Abbiamo utilizzato un braccio telescopico alto 40 metri, da lì abbiamo calato cavi e imbragature in modo da ricreare il peso che il soggetto avrebbe sulla Luna, ovvero un sesto rispetto alla Terra. I nostri soggetti sperimentali, dopo pochi minuti di tentativi, sono riusciti a correre orizzontalmente, a una velocità vicina ai 20 chilometri orari, senza cadere e imparando anche a scendere in sicurezza".

L’obiettivo della missione Artemis della Nasa è di tornare sulla Luna per restarci più a lungo. Quale potrebbe essere l’applicazione del vostro studio?

"Dal punta di visto biomeccanico sappiamo che se questo allenamento fosse adottato per due volte al giorno, facendo due o tre giri e impiegando quindi solo pochi minuti, astronauti e tecnici potrebbero tenere in esercizio i propri muscoli, impedendo l’ipotrofia, avrebbero meno rischi di osteoporosi e i benefici sarebbero anche dal punto di vista cardiocircolatorio e neurologico. Dovranno stare a lungo sulla Luna, devono lavorare: il mantenimento fisico è essenziale. Inoltre, questo esercizio a corpo libero coinvolgerà il senso dell’equilibrio e quindi il controllo motorio".

Si dovrà trasportare un “muro della morte“ fin lassù?

"No, non serve alcun metro quadrato da costruire in più, e non ci sarebbero spese accessorie da sostenere, a parte un leggero innalzamento dei muri. Basterà usare le pareti delle case degli astronauti che, anche da progetto, sono piccole e hanno forma cilindrica. Si corre sul muro in orizzontale, liberi da tutto, non serve energia elettrica perché si usano i muscoli per creare l’extra gravità e ne beneficia tutto il corpo, senza perdere molto tempo e minimizzando i problemi quando si torna a casa, dopo mesi a gravità lunare".

Quali sono i prossimi passi?

"Costruiremo un “M-Wall“ alla Statale, utilizzando probabilmente una stampante digitale come si prevede di fare sulla Luna, e approfondiremo gli studi sul ’bed rest’, ovvero su cosa succede dopo mesi di allettamento: a un gruppo sarà chiesto di eseguire l’esercizio del “Moon wall“ a un altro no. Capiremo meglio il ’dosaggio’ di questi allenamenti per avere benefici sulla Luna. Siamo stati i primi a condurre questo tipo di studio, sarebbe un peccato non essere i primi a condurre l’esperimento: speriamo si acceleri per essere pronti per Artemis".

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