Il Pirellone
Il Pirellone

Milano, 20 gennaio 2019 - Lui che sì che se ne intende. «Poveretti, è vero che la lettura che veniva fatta universalmente in tutte le regioni italiane era quella». A dirlo è l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni commentando la sentenza di condanna di 52 ex consiglieri regionali lombardi nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi 2008-2012, in tutto circa 3 milioni serviti ad acquistare fra l’altro spazzolini, caramelle, salatini, frigoriferi, barattoli di Nutella, cartucce da caccia, “gratta e vinci”, e soprattutto pranzi e cene anche da migliaia di euro. A margine di un evento al teatro Franco Parenti, ieri Formigoni ha aggiunto: «Infatti vedo che in altre regioni per colpe, tra virgolette, analoghe e identiche, ci sono state assoluzioni, come ad esempio in Piemonte. Questo ovviamente escludendo i casi conclamati di truffa». Le condanne però sono bipartisan, riguardano anche casi di esponenti di opposizione. Per il caso di Luca Gaffuri, già capogruppo Pd, è il suo successore Fabio Pizzul a tentare una difesa: «Sta pagando una gestione dei fondi del gruppo consiliare che si era ispirata alle regole e alle prassi allora vigenti». In attesa che pranzi e cene “offerti” dal contribuente agli ex consiglieri conquistino anche in tribunale l’indiscutibile ruolo di impegni di lavoro (per Nutella, patatine e videogiochi sarà forse un po’ più difficile) l’avvocato Domenico Aiello, difensore di sei ex consiglieri della Lega tutti condannati, annuncia apppello ma si rivolge intanto ai politici.

«Le norme sui rimborsi per i consiglieri regionali sono incomplete e scritte male - dice - occorre un intervento del legislatore che uniformi i trattamenti e non lasci ai singoli giudici la possibilità di interpretare a piacimento, in assenza dei vincoli normativi necessari per una condanna penale». Certo il caso più imbarazzante per la Lega è quello del brianzolo Massimiliano Romeo, asceso dal Pirellone allo scranno parlamentare dove è stato investito del ruolo di capogruppo al Senato. Romeo è stato condannato a un anno e otto mesi (pena sospesa) per 21.917 euro utilizzati per «spese estranee all’esercizio delle funzioni istituzionali» e «non funzionali all’espletamento del mandato». In buona parte pranzi e cene. «Pur non giustificando casi eclatanti - concludeva l’avvocato Aiello - non è possibile assistere a condanne in taluni casi, e assoluzioni per le medesime contestazioni, o peggio archiviazioni, a seconda delle epoche e degli schieramenti politici». E dunque? «Un ordinamento giuridico è maturo ed evoluto quando si migliora e corregge evidenti lacune normative». Ecco.