Simon Boccanegra, terreno minato. Brilla solo Salsi, “la voce“ di Verdi

Il giornalista critica la recente produzione di Simon Boccanegra alla Scala, definendola deludente e vituperabile. L'unica lode va a Luca Salsi, che interpreta il personaggio di Simone in modo magnifico e autentico.

Giudici

Simon Boccanegra, immenso e colpevolissimamente poco popolare capolavoro del Verdi maturo, dopo le ultime eccelse recite di Abbado del gennaio 1982, alla Scala è terreno minato su cui son saltati per aria direttori che si nomavano Barenboim o Chung: e ora, con l’ancor troppo immaturo Lorenzo Viotti, peggio che andar di notte. Suoni di per sé belli, ma solo note: una dietro l’altra e mai che una nasca dalla precedente preparando la successiva. Agogica di lentezza mortale, dinamica catatonica, concertazione assente, tensione questa sconosciuta: e se Verdi non lo sai raccontare rendendolo una plumbea, morta gora, la partita è persa. Lo spettacolo di Daniele Abbado è tra le cose più vituperevoli viste negli ultimi anni: orrende le sue scene, abborracciata e ridicola la sua regia (quei globi colorati sospesi per aria al prim’atto! quel correre sventolando bandiere colorate come faceva la buonanima Wallmann negli anni Sessanta!!) Note tristi anche da troppi elementi del cast. Un basso di indecenza inammissibile cancella la fondamentale figura di Fiesco: Ain Anger ha voce di carta vetrata, ingolato su e sguaiato giù, non sa articolare la parola italiana e quindi di fraseggio non c’è alcuna ma proprio alcuna traccia. Charles Castronovo canta non male ma neppure troppo bene, accentando quasi niente. Eleonora Buratto delude, non sembra neppur più lei: debole sotto, assai sforzata sopra, preoccupatissima delle note com’è, non dà loro il senso per cui sono scritte, e il personaggio non c’è. C’è invece, magnifico, sia nel superlativo coro di Alberto Malazzi, sia nello sfaccettatissimo Paolo di Roberto De Candia che rende giustizia piena a una parte non estesa però drammaturgicamente determinante. Solo e in disparte, eroico nella sua totale comprensione del gigantesco personaggio di Simone, c’è l’unica ragione per cui assistere a questo spettacolo: Luca Salsi. Qualcuno che canti con tecnica paragonabile alla sua forse c’è (forse), nell’universo mondo: ma nessuno che come lui ponga la tecnica al completo servizio del più autentico fraseggio verdiano. Sta attaccato alla scrittura più di un’ostrica allo scoglio, rispettando ogni minima sua prescrizione espressiva: e di conseguenza non c’è frase, non c’è parola, che non abbia il colore appropriato a coglierne il significato e il divenire del personaggio. La voce di Luca Salsi è la voce di Verdi: da commuovere anche le pietre.

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