Silvia Romano con un gruppo di bambini africani
Silvia Romano con un gruppo di bambini africani

Milano, 15 novembre 2019 - Era riuscito a uscire dal carcere grazie al pagamento di una cauzione equivalente a 26mila euro, una somma enorme per un Paese come il Kenya. Ieri Ibrahim Adan Omar, uno dei presunti rapitori di Silvia Romano, non si è presentato in aula, a Malindi, per il processo a suo carico. Scomparso, irreperibile.

Una nuova beffa a un anno di distanza dal sequestro della 24enne, volontaria milanese partita per seguire un progetto della onlus Africa Milele. Il processo a carico di Adan Omar e di altri due presunti componenti del commando, Abdulla Gababa Wario e Moses Luwali Chembe, si sta trascinando lentamente, tra rinvii e udienze fatte slittare da motivi tecnici. Le indagini proseguono sull’asse Roma-Nairobi, ma la svolta tanto attesa dai familiari di Silvia non è ancora arrivata. La vicenda è stata trattata anche nel corso di un incontro, mercoledì scorso, a margine del vertice di Nairobi, tra la viceministra degli Esteri italiana Emanuela Del Re e i ministri del Kenya Monica Juma (Affari esteri) e Ukur Yatani Kanacho (Tesoro). «La riunione ha consentito di fare stato della forte collaborazione a livello operativo tra i due Paesi per una positiva soluzione della vicenda. La ministra Juma ha ribadito il forte impegno del Kenya in tal senso», si legge in una nota.

Ma le autorità del Paese africano, a poche ore di distanza, si sarebbero fatte sfuggire uno degli imputati nel processo in corso a Malindi, seguito con una diretta Twitter dalla testata AfricaExpress per «tenere alta l’attenzione sul caso». Insegnante di religione islamica originario della Somalia, 35 anni, Ibrahim Adan Omar era stato trovato in possesso di una delle armi usate nel blitz nel villaggio di Chakama per rapire Silvia Romano. È uscito dal carcere pagando l’equivalente di 26mila euro, somma che sarebbe stata versata dal padre di un uomo arrestato a marzo in un’operazione anti-terrorismo. Un «uomo del mistero» , anche perché le ultime piste battute portano proprio in Somalia, Paese confinante con il Kenya dove è radicato il gruppo terroristico jihadista Al-Shabaab che si finanzia anche attraverso sequestri di persona. Mandanti nell’ex colonia italiana potrebbero aver rifornito di soldi e armi un gruppo di criminali locali, tra cui gli uomini ora sotto processo. Solo Abdulla Gababa Wario è in carcere. Chembe è riuscito a uscire pagando anche lui la cauzione di 26mila euro stabilita dai giudici.