La 24enne milanese Silvia Romano era partita con la onlus Africa Milele
La 24enne milanese Silvia Romano era partita con la onlus Africa Milele

Milano, 20 agosto 2019 – Tre gruppi criminali coinvolti nel sequestro di Silvia Romano, la cooperante milanese rapita nove mesi fa in Kenya: i mandanti, gli organizzatori e gli esecutori materiali. E gli investigatori stanno cercando di risalire la catena di comando, per arrivare alla “mente”, nella speranza di trovare la ragazza ancora viva.

Tre dei presunti esecutori materiali sono sotto processo a Malindi, mentre le ricerche si starebbero concentrando su uomini che avrebbero fatto da tramite fra i gruppi, nell’ipotesi di un sequestro su commissione, ordinato da un vertice che ha fornito il denaro usato per l’acquisto di armi e mezzi di trasporto. Accertamenti complessi in un territorio dove imperversano bande di criminali e anche gruppi di integralisti islamici legati ai terroristi somali di Al-Shabaab. Intanto ieri si è aperto, ed è stato subito rinviato a domani, il processo a Ibrahim Adan Omar, l’insegnante di religione di origine somala che fu arrestato nei giorni successivi al rapimento, in possesso di un kalashnikov e munizioni. Da giugno si trova ai domiciliari. I giudici di Malindi, domani, dovrebbero far confluire il procedimento a suo carico nel processo già in corso ai due uomini, Abdulla Gababa Wario e Moses Luwali Chembe, che avrebbero fatto parte del commando di rapitori composto da almeno otto persone, identificate e latitanti.

Presunti esecutori materiali, agli ordini di un livello superiore che potrebbe aver preso in consegna la ragazza, nascondendola chissà dove. Il processo proseguirà con l’audizione di altri testimoni, con l’obiettivo di arrivare a una sentenza entro la fine dell’anno. L’impressione, però, è che il cerchio sui mandanti non si sia ancora stretto, e che la verità sulla sorte di Silvia Romano sia ancora difficile da afferrare. In aula c’era anche una rappresentanza degli italiani residenti a Malindi, località turistica del Kenya che ha ospitato le vacanze “vip” di Flavio Briatore o Beppe Grillo. Italiani preoccupati per la sorte della cooperante, partita con la onlus marchigiana Africa Milele per il villaggio di Chakama, dove è stata rapita lo scorso 20 novembre. La testata online Africa ExPress ha seguito l’udienza con una diretta Twitter, con l’obiettivo di «tenere alta l’attenzione sul caso».

Nove mesi di angoscia per la famiglia della giovane, di cui si sono perse le tracce, tra piste finite nel nulla, speranze, false allarmi, l’ipotesi di una richiesta di riscatto e una difficile collaborazione sull’asse Roma-Nairobi. Un buio fitto, che potrebbe trovare un prima schiarita in aula, anche se finora pochi testimoni avrebbero rivelato elementi utili. Solo arrivando ai mandanti, in possesso di soldi e coperture, si potrebbe arrivare a Silvia Romano. Un ulteriore mistero è la cauzione versata da Chende, che gli ha permesso di tornare in libertà: una somma, equivalente a 25mila euro, enorme per il Kenya, che una famiglia povera come la sua non avrebbe mai potuto permettersi. Soldi che, formalmente, avrebbe ottenuto impegnando alcuni terreni nei pressi del villaggio dove Silvia è stata rapita.