Bonus mamma 2024, gli sgravi ignorano le madri con figli con disabilità

L’obiettivo della norma appena attivata è conciliare famiglia e professione, ma nessuna attenzione particolare è dedicata a quelle donne che si occupano di figli con disabilità

Il Bonus mamma non prevede casi particolari per le mamme di bambini con disabilità
Il Bonus mamma non prevede casi particolari per le mamme di bambini con disabilità

Milano – Perché una misura finalizzata a tutelare, sostenere e incoraggiare il diritto al lavoro delle donne non incrocia in alcun punto e in alcun modo il tema della disabilità e il mondo delle famiglie con disabilità? In attesa di un’eventuale risposta da parte dell’Inps, a porsi questa domanda sono le donne che lavorano e hanno figli con disabilità a loro carico. La misura in questione è l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali recentemente licenziato dal Governo per il triennio 2024-2026 e rivolto proprio "alle lavoratrici madri di tre o più figli – come si legge nella circolare dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – con rapporto di lavoro a tempo indeterminato".

Nelle undici pagine della circolare nelle quali si dettagliano istruzioni e requisiti per l’accesso all’agevolazione, la parola disabilità non compare mai. A titolo esemplificativo e a beneficio di chi legge, vengono riportate quattro casistiche, tutte distinte in base al numero di figli presenti in famiglia alla data del primo gennaio 2024, primo giorno di validità dell’agevolazione, tre delle quali coerenti ai requisiti necessari per beneficiare dell’agevolazione ed una no. Ma non c’è nulla che faccia riferimento alla presenza di persone (minorenni o no) con disabilità.

Eppure nella maggioranza delle famiglie sono proprio le donne, le madri, a prendersi cura di figli con disabilità e questo impegno toglie loro modo, tempo ed energie per lavorare. In alcuni casi è impensabile ambire a una vera e propria carriera professionale. Senza contare che la disabilità comporta spese dagli importi spesso non indifferenti che incidono, inevitabilmente, sul reddito delle famiglie e delle madri lavoratrici. È chiaro, allora, che esoneri contributivi dell’ordine dei 250 euro al mese possano rappresentare una vera e propria boccata d’ossigeno per queste donne, queste madri, queste lavoratrici (e non solo) e per le loro famiglie.

Ma nella undici pagine della circolare dell’Inps non è prevista alcuna misura dedicata alle donne che abbinano alla condizione di lavoratrici quella di essere madri di figli con disabilità. Non c’è alcuna misura ulteriore, nessun moltiplicatore riservato. Nessun sostegno particolare. Ce ne sarebbe bisogno, ma non è nella ratio del provvedimento. Alla voce "compatibilità con altre agevolazioni" si precisa che l’esonero risulta "strutturalmente alternativo all’esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore".

Questo l’unico punto in cui si fa riferimento a lavoratrici che possano avere a loro carico persone con particolari bisogni di assistenza. Il pensiero corre, allora, ad una questione diversa ma nella quale si ravvisa la stessa disattenzione: quella del riconoscimento di tutele previdenziali ai caregiver famigliari, che sono per lo più donne (71%) e che ogni giorno lavorano tanto se non più di altri. Anche in questo caso si fa fatica a comprendere che il tema del riconoscimento di diritti alle donne caregiver incrocia il tema del sostegno al lavoro femminile. Sembrano mondi diversi, questioni separate. Ma non lo sono. Per lo meno non sotto alcuni aspetti.

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