Settimana corta promossa dal gruppo Magister: "Più produttività, margini e boom di candidature. Non torneremo indietro"

Milano, da quasi un anno ridotto l’orario a 32 ore a stipendio invariato L’ad: nei colloqui scremare chi sposa la filosofia da chi vuol lavorare di meno

L'imprenditrice Simona Lombardi

L'imprenditrice Simona Lombardi

Quasi un anno di settimana corta, con orario di lavoro ridotto a 32 ore settimanali per tutti i dipendenti a stipendio invariato, ha prodotto come effetto anche l’aumento delle persone che desiderano lavorare per il Magister Group e le società controllate: ogni annuncio riceve in media un 22% di candidature in più rispetto al passato. Dall’introduzione della settimana corta, a metà febbraio 2023, "è aumentata l’efficienza, la marginalità e la produttività". Un bilancio positivo nella prima azienda - che controlla tra gli altri asset le agenzie per il lavoro Ali, la società Labor B che si occupa di consulenza strategica nel campo delle risorse umane, la società del settore buoni pasto Repas - a tracciare una strada seguita con diverse sfumature e modelli anche da colossi come Luxottica, Lamborghini e Intesa Sanpaolo.

Per i circa 350 dipendenti di Magister Group negli uffici milanesi in via San Clemente e nelle sedi in altre città d’Italia, attraverso un regolamento interno, è prevista una settimana lavorativa di quattro giorni, riducendo il monte ore da 40 a 32 ore settimanali. Simona Lombardi, amministratore delegato del gruppo dal fatturato di 450 milioni di euro fondato 35 anni fa dal padre, l’imprenditore Antonio Lombardi, sta raccogliendo dati sull’esperienza al centro di una ricerca promossa con la Sda Bocconi, che verrà presentata nei prossimi mesi.

Simona Lombardi, quali sono i primi riscontri dopo quasi un anno di settimana corta?

"Abbiamo raccolto le opinioni dei nostri dipendenti attraverso sondaggi distribuiti nelle sedi, e il riscontro è del tutto positivo soprattutto nella conciliazione del lavoro con le esigenze di una famiglia. Nella nostra realtà non è possibile lavorare in smart working, non è nelle nostre corde, e abbiamo pensato di offrire ai nostri dipendenti più tempo libero da trascorrere con la famiglia o per coltivare i propri interessi, in aggiunta ai bonus e al welfare aziendale che offriamo già da anni. Per noi non è importante quanto tempo una persona trascorre in ufficio, quanto piuttosto il raggiungimento degli obiettivi".

Ci sono state ripercussioni in termini di produttività?

"La produttività è aumentata, ed è aumentata anche la marginalità. Per Ali Lavoro, ad esempio, la previsione sull’utile è di un +13% nonostante il settore sia in calo. Il che è un ottimo dato. Come Repas cresciamo, grazie al mercato privato, del 67% come fatturato".

La vostra sperimentazione si sta per concludere. Avete intenzione di rendere la settimana corta strutturale?

"Dobbiamo ancora tracciare un bilancio definitivo ma penso che, una volta avviato questo processo, sarà difficile tornare indietro. La nostra volontà è di renderla strutturale, anche perché è aumentata di molto l’attrattività del nostro gruppo per le nuove risorse. Mentre, al di là di un normale turnover, in pochi vogliono andare altrove. Siamo fieri di aver introdotto per primi un sistema che funziona".

Sono aumentate le candidature?

"Quando abbiamo introdotto la settimana corta sono arrivati subito 1550 curricula. Adesso la situazione si è normalizzata, ma ogni annuncio riceve in media il 22% in più delle candidature rispetto al passato. Bisogna fare una attenta selezione, per distinguere chi sposa la nostra filosofia da chi è invece attirato solo dalla possibilità di lavorare meno ore rispetto ad altri. Intanto stiamo continuando a inserire nuovo personale: nel 2024 prevediamo un aumento dell’8% delle assunzioni".

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