LAURA LANA
Cronaca

Sesto San Giovanni, la città consegna la benemerenza ad Antonio Pizzinato

Una vita di battaglia per i diritti: dall'asilo in fabbrica alla formazione dei più giovani fino al pranzo nella mensa aziendale. "Da qui cambiammo le condizioni di lavoro per tutta l'italia"

Benemerenza civica ad Antonio Pizzinato

Benemerenza civica ad Antonio Pizzinato

SEesto San Giovanni (Milano), 11 ottobre 2023 – Antonio Pizzinato ha scritto la storia del sindacato e del lavoro in Italia. Ha compiuto pochi giorni fa 91 anni, eppure il suo sguardo è sempre proiettato al futuro. Ovviamente un futuro fatto di diritti e di qualità del lavoro. Il Comune della sua Sesto San Giovanni gli ha conferito un attestato al merito in una cerimonia in Villa Mylius, che ha riunito ex sindaci, partigiani, associazioni.

“Sono particolarmente commosso. Questa città per me ha rappresentato anni di educazione e formazione. Un rapporto stretto, che mi ha visto anche unirmi in matrimonio con Assunta proprio in questa sala”. Pizzinato è arrivato a Milano nel 1947. Un adolescente del Friuli, primogenito di sette figli di una famiglia contadina. “Dopo 15 giorni entrai alla Borletti come apprendista, diventando poi operaio specializzato. Con gli altri giovani entrai nel sindacato unitario”. Nel 1954 fu eletto nella commissione interna della fabbrica. Gli inizi di una lunga carriera. L’iscrizione al sindacato, poi al Pci e i corsi di economia e sociologia a Mosca.

Nel 1964 la direzione della sezione della Fiom di Sesto San Giovanni. “Era la città delle fabbriche, la città del lavoro, sentivo la responsabilità. Tutte le mie successive fasi sindacali hanno risentito di quell’esperienza e di quella formazione”. Un’educazione a 360 gradi. “Si esercitava la professione di operai e contemporaneamente di sindacalisti e si contribuiva a far crescere una forza politica. L’obiettivo era lo stesso: la conquista, giorno dopo giorno, della libertà e della democrazia sui luoghi di lavoro. C’erano i diritti professionali e di retribuzione, ma non solo. Si lottava per le condizioni di lavoro, a partire da come garantire alle operaie il loro ruolo di madri e di conduzione della vita delle famiglie”. Come quando a Sesto fu chiamato perché “le operaie del Concordia si erano messe in sciopero da sole. Erano andate alla mensa della Falck e avevano trovato un uovo lesso in meno. Dopo giorni di fermate nei vari impianti, costrinsero a cambiare i pasti. Allo stesso modo le donne della Magneti Marelli con forza chiesero la creazione di un asilo in fabbrica per essere tutelate. Hanno contribuito su scala nazionale a questo rinnovamento”.

Dirigente sindacale, senatore, sottosegretario al lavoro nel Governo Prodi e vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sugli infortuni, consigliere comunale a Sesto come capogruppo del Pds, presidente onorario dell’Anpi lombardo. Una vita di lotta per i diritti, dagli esordi all’approdo alla Camera del Lavoro fino alla nomina di segretario generale nel 1986, quando raccolse il testimone di Luciano Lama. “Arrivato a Sesto San Giovanni mi sono trovato la responsabilità di cambiare la quinta città delle fabbriche in Italia e di far sì che da qui si determinassero nuove condizioni di lavoro. Senza la battaglia dei lavoratori della Falck non avremmo migliorato la vita delle operaie della Magneti Marelli, ma neanche avremmo introdotto il diritto alla formazione professionale dei giovani, a partire da coloro che già lavoravano nelle fabbriche”. Un circolo virtuoso, che va ricordato e portato avanti. “Operai e impiegati delle fabbriche hanno contribuito a portare la scuola materna, l’asilo nido nei posti di lavoro. Rammentare questo significa anche chiederci come costruiamo una nuova stagione in un momento di grande cambiamento tecnico-produttivo che sta coinvolgendo tutto il mondo. In questo momento così importante abbiamo bisogno di ricreare una situazione che faccia vivere idee e partecipazione come fu per noi”.