Internet (foto di repertorio)
Internet (foto di repertorio)

Milano, 26 marzo 2016 - Un parroco indagato, per avere fatto sesso, a pagamento, con un minorenne. La notizia della indagine (per la prima volta) viene comunicata direttamente dalla Curia Ambrosiana, con l’annuncio del cardinale Angelo Scola della sospensione del religioso da ogni incarico. «Prostituzione minorile», il reato ipotizzato per don Alberto Paolo Lesmo, 48 anni, decano di Baggio, periferia ovest di Milano. Quel parroco per tutti «buono, sorridente e disponibile», aveva una doppia faccia e una doppia vita. Adescava le vittime in chat, prede facili, stranieri in cerca di soldi o comunque ragazzini fragili. Come l’ultima vittima dei suoi vizi: 15 anni, milanese, buona famiglia, ma grossi problemi con la cocaina.

Per comperare la droga aveva cominciato a prostituirsi, poi l’incontro con il religioso che lo pagava molto bene, anche 250 euro a prestazione. Fino a quando il minorenne, in un cortocircuito emotivo, tenta il suicidio. Si salva e racconta. Ai genitori prima, alla procura poi. Da lì prende il via l’indagine. Come emerge dall’imputazione, Lesmo avrebbe compiuto «atti sessuali con il ragazzo tra il 2009 e il 2011, quando l’adolescente aveva tra i 15 e i 17 anni». Vicenda giudiziaria lunga quella del parroco che venne indagato già nel 2013. Allora il pm Giovanni Polizzi, titolare del fascicolo, chiese l’arresto, ma il gip lo negò. Il tribunale del Riesame annullò la decisione del gip, disponendo l’arresto del religioso, che fece ricorso in Cassazione. 

Gli ermellini decisero però di annullare la misura cautelare perché nel frattempo era entrata in vigore una legge che chiedeva l’attualità del pericolo per disporre l’arresto. Così don Lesmo è rimasto sempre a piede libero. Sempre alla guida della parrocchia di Baggio. Nel corso dell’inchiesta fu sequestrato anche del materiale informatico trovato in una serie di perquisizioni effettuate nel 2013 nella canonica di don Lesmo. Chiuse le indagini, ora, la richiesta di rinvio a giudizio è finita sul tavolo del gip Gennaro Mastrangelo, che dovrà fissare la data dell’udienza preliminare. Ma c’è un altro «cliente» del giovane milanese. Un laico.

Il secondo indagato è Guido Milani, 30 anni, di Oggiono, in provincia di Lecco, fondatore e presidente di un progetto culturale per la realizzazione di cortometraggi. Milani, secondo l’accusa, avrebbe pagato il minorenne direttamente con la cocaina, 3 grammi a prestazione. In un’occasione avrebbe anche costretto il 15enne a «subire un atto sessuale contro la sua volontà», da qui anche l’accusa di violenza sessuale, oltre a quella di prostituzione minorile e cessione di droga. Agli atti ci sono anche alcune intercettazioni dei cellulari del religioso e dell’altro indagato. I due coinvolti nell’inchiesta non si conoscevano tra loro, avevano semplicemente, entrambi, chattato con il ragazzo, che adesso ha 20 anni, ha ripreso gli studi, si è iscritto all’università e sta cercando di ricostruirsi una vita. 
anna.giorgi@ilgiorno.net