A. L.
Cronaca

A Milano la scuola con zero compiti a casa... E niente stress in aula

Viale Brianza, due classi di una primaria hanno abbracciato la sperimentazione Modi che rivoluziona l’organizzazione didattica

Caterina Cassese e Roberta Neglia, insegnanti alle elementari dell’istituto Ciresola

Caterina Cassese e Roberta Neglia, insegnanti alle elementari dell’istituto Ciresola

Milano, 29 dicembre 2019 - Sono bimbi che facilmente i loro coetanei giudicheranno fortunati. A sentire le loro insegnanti sono "sia felici che preparati". Sono alunni che a casa non si ritrovano un "bastimento" carico di compiti: non succede né durante le vacanze di Natale né durante tutto l’anno scolastico. Merito di una sperimentazione didattica che coinvolge due classi – per un totale di 47 alunni delle primarie - all’istituto comprensivo Ciresola in viale Brianza che è capofila, per l’area milanese, del programma Modi, sigla che significa "Migliorare l’organizzazione didattica". Tra il capoluogo e l’hinterland il progetto interessa 14 istituti, sia elementari che medie, di cui otto a Milano; l’esperienza coinvolge altre scuole sparse in tutto lo Stivale. Proposto dal pedagogista e funzionario del ministero dell’istruzione, Raffaele Ciambrone, con la supervisione del Cedisma (il Centro studi ricerche e disabilità dell’università Cattolica) il metodo è davvero rivoluzionario: il fatto che non assegni esercizi da svolgere tra le mura domestiche è la conseguenza di una scansione completamente diversa della settimana scolastica.

L’orario scolastico in vigore nella maggior parte delle scuole è quello "a zig zag" che prevede l’alternarsi nella stessa giornata di materie che cambiano di ora in ora. "Il nostro modello è invece a cicli ritmici. Funziona così: alle primarie per una settimana ci si dedica alle materie umanistiche che comprendono italiano, storia, geografia e in quella successiva al blocco scientifico che include matematica e scienze. Significa che se l’insegnante di italiano svolge la sua normale attività di mattino, nel pomeriggio quando arriva la collega dell’area logico-matematica non affronterà la sua materia ma approfondirà l’argomento umanistico, attraverso laboratori" spiega Caterina Cassese, insegnante 43enne di italiano, storia, immagine e inglese nella III C che ha 25 alunni, di cui un disabile. Un esempio concreto. "Se la lezione del mattino verte sulle vocali e le consonanti, dopo pranzo si spiegherà il concetto con attività più pratiche: illustrando le lettere in palestra, con il linguaggio cinestesico, ossia rappresentando le lettere con il corpo, oppure inventando una storia per ognuna, con uno spettacolo teatrale, o, ancora, “fabbricando” i segni nel laboratorio di ceramica. Nella settimana successiva al mattino toccherà alle lezioni di matematica e scienze, i cui concetti verranno affrontati nel pomeriggio sempre in ottica trasversale ed “esperienziale”" precisa Cassese che è anche referente in viale Brianza per la sperimentazione partita tre anni fa, grazie alla volontà della dirigente scolastica dell’istituto Ciresola, Anna Polliani.

A casa , soprattutto nel weekend, l’invito è quello di rivedere il lavoro fatto a scuola. "Durante queste settimane di pausa ho suggerito ai miei alunni di “deliziarsi” con una lettura di un libro. Ma non ho imposto nulla, né tantomeno il titolo. Anzi, vogliamo che siano assecondati i propri gusti" precisa Cassese."”Modi” ha il pregio di aver ridotto al minimo la frammentazione dell’apprendimento, consentendo agli alunni di acquisire le competenze e di consolidarle, con tempi sempre più adeguati ai loro ritmi. I risultati sono soddisfacenti: non ci sono ritardi rispetto al programma" assicura la maestra. Non solo . "Questo programma garantisce il benessere dei bambini. La dimensione del lavoro – spesso in gruppo oltre che individuale - consente ad ognuno di trovare il suo spazio e di esprimere il potenziale. Il clima di interdipendenza positiva favorisce una forte motivazione" aggiunge Roberta Neglia, insegnante 52enne di italiano, storia, arte e scienze motorie per 22 studenti della I A. A rafforzare queste “buone vibrazioni” anche il fatto che gli alunni non apprendano solo seduti ai banchi – peraltro disposti ad isola, a gruppi di quattro o cinque – ma anche seduti su dei tappeti. "Anche gli insegnanti non si siedono dietro la cattedra per non creare un divario fra maestro e alunno". Ma non si rischia anarchia o confusione? "È una domanda che ci sentiamo ripetere spesso. Succede invece proprio il contrario. I bambini, non essendo sottoposti a stress e ad ansia di prestazione, sono tranquilli e certe dinamiche non si verificano" assicura la maestra Neglia. Qui il maldipancia da scuola non esiste. E finora è rimasto assente anche il bullismo: "Il metodo valorizza le diversità. Il nostro moto è “arricchiamoci con le differenze”" spiegano le due docenti.