Scuola chiusa per Ramadan. La Curia difende la scelta del preside: "Bisogna educare alla convivenza"

Don Fabio Landi (Diocesi di Milano): "Non è una questione di cavilli, l’identità si rinsalda nel confronto". Ma l’Ufficio scolastico regionale boccia la delibera del consiglio di istituto di Pioltello: presenta lacune.

Scuola chiusa per Ramadan. La Curia difende la scelta del preside: "Bisogna educare alla convivenza"

L’esterno dell’istituto scolastico Iqbal Masih a Pioltello, alle porte di Milano

PIOLTELLO (Milano)

Nella scelta della scuola di Pioltello di fermarsi nel giorno di fine Ramadan ci sono "talune irregolarità". Ma quali siano l’ex provveditorato ancora non lo spiega, sebbene faccia sapere di avere invitato il preside Alessandro Fanfoni a non applicare la delibera del Consiglio d’istituto che blocca le lezioni il 10 aprile. Dopo aver raccontato di minacce e insulti, il dirigente ha rotto il silenzio in serata. Non deciderà da solo, ma "convocherò il Consiglio d’Istituto per una nuova delibera". E poi, chiedendo di "attenuare la pressione mediatica", contesta che i rendimenti degli alunni siano "scarsi", come ventilato dal ministro Valditara, "perché gli indici tengono conto anche del contesto". Intanto la Cei benedice la linea della Iqbal Masih. "La laicità all’italiana non sopprime le identità religiose, ma le promuove nel rispetto vicendevole", dice monsignor Giuseppe Baturi, segretario della Conferenza episcopale. Stessa posizione dell’arcivescovo Mario Delpini che parla di "legittimo provvedimento". "Non è questione di cavilli" per don Fabio Landi, responsabile della Pastorale scolastica della Diocesi milanese.

Sorpreso?

"Sì, dal gran cancan sollevato da una vicenda che credo non solo assolutamente normale, ma addirittura auspicabile. Rispettare la festa dei musulmani è un modo per capire l’altro. Le scuole tengono in considerazione le settimane bianche, figuriamoci un appuntamento come questo. È un ottimo esempio davanti a una realtà complessa, se usciamo dalla logica di conquista e ci mettiamo in quella dell’incontro. I banchi sono uno dei luoghi in cui l’integrazione funziona meglio. È qui che nasce la società di domani e avendo a che fare ogni giorno con bambini e ragazzi si creano anche situazioni pratiche che vanno affrontate".

È dalla parte del preside?

"Assolutamente sì. Trovo paradossale la giusta attenzione sull’educazione civica con l’inserimento di percorsi e ore, anche con un po’ di prosopopea, e poi questa razione. Educare alla convivenza e alla democrazia significa allargare lo sguardo sull’altro e non concentrarsi solo sul proprio interesse. In Lombardia abbiamo un calendario perpetuo, poi ogni scuola sceglie sulla base del contesto. Il dirigente ha fatto bene. Questa vicenda deve essere un confronto sulla sostanza e non sulla forma. I bambini sono curiosi, vogliono sapere perché l’altro festeggia e come, percepiscono la divisione molto meno degli adulti. E sono certo che siano stupiti dai commenti di queste ore. Anche noi lavoriamo a tutti i livelli per affrontare i problemi fra i banchi e negli oratori".

C’è chi dice che la decisione dell’Iqbal Masih sia un atto di sottomissione all’Islam?

"Non ci sono elementi di conflitto, noi cristiani non abbiamo problemi a incontrarci con chi è diverso. Abbiamo appena festeggiato San Francesco che va a parlare con il sultano. Otto secoli fa, durante la Quinta Crociata, aprendo il dialogo. L’identità si rinsalda nel confronto. I toni apocalittici degli ultimi giorni mostrano un problema culturale, agitano la pancia del Paese. E invece la convivenza civile ha a che fare con la gestione democratica, libera e rispettosa della differenza e non con l’omologazione. Così si distoglie l’attenzione dal punto centrale e non si parla che di un gesto che dovrebbe essere nell’ordine delle cose".

Il preside Fanfoni racconta di insulti e minacce.

"La piazza social si scatena con dichiarazioni fuori controllo e speriamo che non ci siano gesti sconsiderati. Un atteggiamento che cozza contro i valori della nostra Costituzione, spesso, a ragione, richiamati dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, e certo lontano da quello che dovrebbe essere lo spirito dell’educazione".

C’è anche chi rimuove i crocefissi dalle aule...

"Eliminare qualunque riferimento simbolico e culturale non rafforza l’identità di nessuno, indebolisce tutti. Lo schema dello scontro non funziona, altrimenti si dissolvono le relazioni umane e allora dov’è la gloria dell’Occidente?".

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