Arte Nft, l’analisi: “Scettico su queste forme, serve un riconoscimento della critica e della comunità”

Secondo il professor Guerzoni, l'Nft ha un futuro come strumento. L'intelligenza artificiale applicata all'arte solleverà questioni sulla selezione degli artisti

Il professor Guido Guerzoni

Il professor Guido Guerzoni

"Quando si è iniziato a parlare di arte Nft sono stato subito colto da un certo scetticismo: la fiammata iniziale aveva spinto alcuni a profetizzare un futuro radioso, chiunque poteva qualificarsi come artista, senza considerare che l’arte ha delle regole stringenti". È l’analisi del professor Guido Guerzoni, che insegna Museum Management all’Università Bocconi ed è un attento osservatore delle evoluzioni del mercato dell’arte.

In un certo periodo l’arte Nft veniva presentata come la nuova frontiera, e le quotazioni andavano alle stelle. "L’interesse per un periodo c’è stato, ma è stato molto enfatizzato. Da anni coordino un rapporto sul collezionismo e nel periodo del boom dell’arte Nft dichiarava interesse, senza per questo fare effettivamente acquisti, un collezionista su trenta. Come strumento l’Nft ha davanti un futuro enorme per altre funzioni, ma come prodotto artistico non poteva sopravvivere a lungo a quei prezzi, che ora sono bassissimi. Chi per un periodo ha acquistato arte Nft è tornato a comprare opere d’arte contemporanea. È l’ennesima dimostrazione che i collezionisti, e le persone in generale, non spendono soldi a caso".

In che cosa consisteva la rivoluzione legata all’arte Nft?

"Si parlava di disintemediazione, di approccio democratico. Chiunque poteva qualificarsi come artista uscendo da un sistema che è così da secoli, usando come moneta di scambio quelle criptovalute che per un periodo sembravano in grado di sostituire il denaro tradizionale. Si è innescata una bolla speculativa, anche con capitali di oscura provenienza. Alla lunga, però, è emerso che per essere un artista non basta affermare di esserlo e avere qualcuno che compra l’opera pagando in criptovalute, ma bisogna avere un riconoscimento della critica e di una comunità che, piaccia o no, da secoli regola il collezionismo. Alcuni strumenti all’apparenza democratizzano l’accesso alla professione, ma il pettine resta fitto".

Che cosa succederà, in futuro, con gli sviluppi dell’intelligenza artificiale applicata all’arte?

"Ci saranno artisti che si affermeranno in maniera tradizionale pur usando l’intelligenza artificiale, porterà a dei colli di bottiglia perché l’AI consente a chiunque di usare prodotti attraenti senza una grosso formazione. Chi deciderà chi sta dentro e chi sta fuori? Come sempre sarà la comunità, come è successo in passato con la fotografia o con i viedeoartisti".

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