Consiglio comunale di Milano
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Milano, 11 agosto 2020 -  Anita Pirovano di Milano Progressista ha preso il bonus per i lavoratori autonomi, mentre il compagno di schieramento David Gentili ha ricevuto la cassa integrazione durante il Covid. Dall’altra parte della barricata Matteo Forte, di Milano Popolare, racconta di aver incassato la Naspi quando, in passato, è rimasto senza lavoro. Lo scandalo dei parlamentari che, nonostante i loro lauti stipendi, hanno incassato il bonus Covid per le partite Iva, ha fatto fioccare la autodenunce a Palazzo Marino, con politici che hanno scelto di uscire allo scoperto, prendendo le distanze dai “furbetti“ che restano ben nascosti nei Consigli regionali o in Parlamento.

Ad aprire le danze è stata Anita Pirovano, 38 anni, che ha raccontato di aver chiesto e ottenuto quei 600 euro a marzo e ad aprile "perché ne avevo bisogno". Dai dati disponibili sul sito del Comune si legge che a Pirovano, consigliera dal 2016, nei primi 4 mesi di quest’anno sono stati corrisposti poco più di 9mila euro lordi come "gettoni di presenza" per le sedute. Sedute che le hanno fruttato sia nel 2018 che nel 2019 poco più di 26mila euro, sempre lordi. Mentre l’ultimo "reddito complessivo" indicato si riferisce al 2018 ed è di circa 29mila euro.

Si è fatto avanti, tra gli altri politici locali di diverse città della penisola, anche il presidente della Commissione antimafia di Palazzo Marino, David Gentili: "Io ho un altro lavoro part time e ringrazio Dio di averlo. Durante il Covid ho ricevuto la cassa integrazione. Dovevo rinunciarvi?". Per il capogruppo del Pd a Palazzo Marino, Filippo Barberis, è "inaccettabile" mettere tutti sullo stesso piano. Fabrizio De Pasquale (Forza Italia), spiega che "gli amministratori delle grandi città hanno emolumenti ridicoli e se hanno una partita Iva è loro diritto chiedere il contributo". Dal Pirellone arriva la voce di Carmela Rozza (Pd): "La distribuzione di denaro pubblico deve essere vincolata al reddito".