Milano, 2 dicembre 2019 -  L’hanno dovuta spostare all’ultimo, la manifestazione delle Sardine, quando s’è capito che piazza Mercanti sarebbe stata un acquario stretto e s’è preso il coraggio di far nuotare in piazza Duomo una folla che al momento di punta è arrivata a 25mila persone, secondo alcuni degli organizzatori. Una distesa d’ombrelli arrampicata fin sulla statua di Vittorio Emanuele sotto una pioggia cattiva, ghiacciata, ché il meteo ha fatto pochi sconti alle 29 piazze già riempite dalla prima di Bologna, e altre sette ieri, tra cui Milano. «Sardine ne abbiamo?», attacca Ivano, autore del post che ha suonato la chiamata sotto la Madonnina, sul palco assediato fronte e retro dai portici, e la folla scandisce che «Milano non si Lega», «Ora e sempre Resistenza», e cento volte «Bella ciao». false

C’è spazio anche per un messaggio sulla giornata mondiale contro l’Aids, e prima di contarsi in piazza si contano i dieci quintali di generi alimentari raccolti per la mensa del Pane quotidiano in viale Monza. La sardinata milanese ha il coro dell’Anpi e il Checcoro Lgbt; suona, oltre a “Com’è profondo il mare” di Dalla che è l’inno delle Sardine, anche “Volare”, lo Jannacciano “Vengo anch’io”, “Ma mi” in omaggio a Ornella Vanoni bloccata a casa dalla febbre. Dei ragazzini leggono i fondamentali della Costituzione, e all’articolo 10 (diritto d’asilo), all’11 («L’Italia ripudia la guerra»), al 12 (la bandiera) scatta l’ovazione. Scatta anche più grande per Roberto Saviano, che sale sul palco per dire alla piazza che è «un antidoto alle balle» ma «non deve essere solo “contro”, sta andando verso la difesa di diritti che sono prima di ogni cosa. Le Sardine impediscono l’erosione della democrazia». Lo scrittore, è convinto che il movimento stia «preoccupando tantissimo» Matteo Salvini. «Salvini e la Meloni ora ci cercano, ma abbiamo memoria. Si può dialogare con la politica, non con chi ha disintegrato il tessuto sociale per una manciata di voti», chiarisce Mattia Santori, uno dei quattro fondatori bolognesi delle Sardine, arrivato dritto dal flash mob di Taranto, e i milanesi si spellano le mani anche per lui. Lui ripete che «il segnale parte da voi. Non è il momento di stare a guardare né di giudicare gli altri, non possiamo più delegare».