Quotidiano Nazionale logo
Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
12 giu 2022

Nella sabbia l’ansia della guerra. Ma anche un gioco per superarla

Il team di esperti che porta il “sandwork espressivo” ai bimbi ucraini. E si pensa a vittime di violenze e periferie

12 giu 2022
simona ballatore
Cronaca
Centro Psico Pedagogico CPP, Filomena Rosiello, Marta Versiglia, Oksana Savytska, Caterina Vezzoli, Elisabetta Pasini, Eva Pattis, 
10 Giugno 2022, 
ANSA/MARCO OTTICO
Centro Psico Pedagogico CPP
Centro Psico Pedagogico CPP, Filomena Rosiello, Marta Versiglia, Oksana Savytska, Caterina Vezzoli, Elisabetta Pasini, Eva Pattis, 
10 Giugno 2022, 
ANSA/MARCO OTTICO
Centro Psico Pedagogico CPP

Milano -  In una sabbiera dal contorno blu si può rappresentare il proprio mondo interiore e si può cercare così di affrontare ansie, incubi e paure. Si chiama “Sandwork espressivo“ e a Milano ha trovato non solo una “casa“ al Cpp - il Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di via Sismondi – ma un team di professionisti tra psicoterapeuti, psicologi e pedagogisti che diventano “custodi“ del mondo interiore rappresentato dai bambini. "Un unicum in tutta Italia", sottolinea la fondatrice del metodo e psicanalista junghiana Eva Pattis. Il progetto in corso è dedicato a bambini in arrivo dall’Ucraina: cinque di loro, dai 6 ai 12 anni, stanno partecipando a un ciclo di cinque incontri. Ciascuno ha la propria sabbiera, si lavora in silenzio, fianco a fianco, su un proprio progetto e si hanno a disposizione piccole figure umane, animali e oggetti vari, che si possono inserire per creare la propria storia. L’adulto (ogni partecipante ha un “custode“) è accanto, non dà indicazioni, lascia massima libertà. E si fa carico di quel mondo d’ansie, senza necessità di interpretazioni successive e di parole.

«Siamo in ascolto empatico – spiega Eva Pattis –. Con la sabbia il bambino entra quasi immediatamente in contatto col suo mondo interiore e la sua fantasia, con quello che ha dentro di sé, con le paure e gli incubi. Comincia a rappresentarli nella sabbia, utilizzando il materiale a disposizione. E l’angoscia passa a noi, testimoni silenziosi". Così hanno fatto i bambini che sono arrivati in questi mesi a Milano, in fuga da una guerra che si portano dentro. Sulla sabbia inseriscono soldatini, un carrarmato, palazzi in fiamme. "Ma accanto a scene di violenze e angoscia mettono sempre una risorsa, un fiore: interviene un meccanismo di autoregolazione", spiega la psicoterapeuta. C’è Putin, ci sono i soldati, ma compare anche un bimbo nel passeggino, spinto dalla mamma. Uno spiraglio. Arrivano entusiasti all’incontro successivo e in silenzio (un silenzio che apprezzano e ricercano, non è dettato dall’alto) continuano il percorso, aggiungendo altre risorse nella sabbiera: piante, verde.

Il sandwork espressivo è stato utilizzato anche durante il primo lockdown e in pandemia, anche per superare i lutti in casa o l’ansia familiare da Covid (secondo gli ultimi studi ne ha sofferto il 70% dei bambini). Sulla sabbia comparivano spesso croci e bare, che venivano decorate. "Rispetto al disegno, oltre a rappresentare una situazione la si può muovere – sottolinea Marta Versiglia, pedagogista del Cpp –. È come se si entrasse dentro la sabbia". "C’è poi la dimensione plastica, tattile: uno dei sensi che si forma per prima, legato alla memoria primordiale. È uno dei primi modi di sperimentare la realtà", aggiunge Giusy Giammarresi, psichiatra. La collega Alessandra Vergani lavora spesso con le rappresentazioni grafiche: "Quando il bambino fa un disegno cerca di rappresentare qualcosa che ha già immaginato, con la sabbia è un processo in divenire. Può aggiungere, togliere, lavorare nella sua cornice". "È come se vivesse un sogno ad occhi aperti – continua Pattis – è vitalizzante". E così, forti dei risultati, si progettano nuovi percorsi. "Stiamo pensando di lavorare con i bambini vittime di violenza – anticipa la psicanalista Filomena Rosiello –. Come pure con i bambini delle periferie milanesi di Gratosoglio e Quarto Oggiaro per offrire loro uno spazio libero e protetto, una dimensione da esplorare e tutta da costruire". Continuerà il lavoro con i bambini ucraini che resteranno in città e l’obiettivo è anche quello di coinvolgere le scuole per facilitare gli incontri e offrire un aiuto in più.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?