Invalida e sola, scrive decine di mail e la polizia va da lei: “Per la prima volta non mi sono sentita invisibile”

San Siro, la cinquantunenne abitante in una casa popolare ha lamentato "difficoltà con i vicini e poco decoro". Per due volte gli agenti hanno bussato alla sua porta

La donna apre la porta di casa a un agente del commissariato Bonola

La donna apre la porta di casa a un agente del commissariato Bonola

“Per la prima volta non mi sono sentita invisibile”. Quando la signora L. M., cinquantunenne invalida al 75%, ha sentito suonare alla porta di casa non immaginava che si sarebbe trovata di fronte due agenti di polizia. "Avevo intuìto non fossero venuti per arrestarmi – scherza –, anzi ho subito pensato che dopo anni di richieste di aiuto qualcuno finalmente si fosse degnato di ascoltarmi. E avevo ragione".

I poliziotti del commissariato Bonola, guidati dal dirigente Antonio D’Urso, le hanno teso una mano dopo aver ricevuto decine di mail, inviate a più enti tra cui anche il loro commissariato, in cui la signora raccontava i suoi problemi, dai difficili rapporti con il custode e i vicini di un caseggiato popolare del quartiere San Siro alla "mancanza di decoro", chiedendo interventi.

Sulla lista anche "disagi quotidiani amplificati dalle mie condizioni di salute. Ho la fibromialgia (una patologia reumatica non infiammatoria caratterizzata da dolore cronico diffuso, ndr) – sottolinea –, il diabete, sono ipovedente, ho una malattia neurologica e difficoltà a deambulare. E sono solo alcuni dei miei problemi".

Durante la visita della settimana scorsa, più un’altra due giorni fa, gli agenti l’hanno confortata, "passando del tempo con me. Io sono molto contenta siano venuti a trovarmi perché finora non mi aveva mai calcolato nessuno. Mi hanno fatto sentire importante tirandomi su il morale".

La doccia fredda per la donna è arrivata quasi tre anni fa, "quando mi sono dovuta trasferire da una casa privata a una casa popolare. In passato vivevo in un palazzo che è stato messo in vendita dalla proprietà e quindi sono stata costretta a spostarmi. Il giorno in cui ho varcato la soglia di questo complesso di case a San Siro ho pianto, pensando a quello che avevo dovuto lasciare. Sono caduta nello sconforto anche pensando alla mia situazione: sono senza parenti, dal 2010 non lavoro viste le mie condizioni e, tra invalidità e sussidio statale percepisco circa 800 euro al mese. Non avevo alternative".

A poco a poco "ho finito per azzerare completamente la mia vita sociale. L’unica persona che viene a trovarmi è una volontaria della vicina parrocchia". Con lei però ci sono anche due gatti, "un maschio e una femmina che ho adottato perché nessuno li voleva. Vorrei che tanti altri animali “orfani“ venissero adottati, quindi ogni giorno mi attivo condividendo on line i post di associazioni animaliste, per aiutare cani e gatti abbandonati a trovare una casa".

Il suo desiderio più grande è "poter tornare a vivere in una bella casa, signorile, con i miei animali. Intanto la polizia mi ha dato conforto in un momento difficile, e questo non lo dimenticherò. La vicinanza che gli agenti hanno dimostrato mi aiuta ad affrontare le mie pene quotidiane".

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